
Il fenomeno della globalizzazione e dell’incontro di culture diverse è uno dei temi più approfonditi del dibattito politico dei nostri tempi. Il pensiero della maggior parte degli italiani, trasversalmente agli attuali schieramenti politici, è sempre lo stesso: “Non ci sentiamo tutelati nel nostro diritto all’italianità, al nostro vivere sereni e tranquilli nella nostra amata penisola”. Lo slogan che accompagna il malcontento generale della popolazione non può che essere un chiaro “Stop all’immigrazione indiscriminata”.
Infatti, oggi più che in passato, questo fenomeno sta interessando il nostro Paese e sta provocando una serie di problemi legati alla violenza, al teppismo, alla droga, alla delinquenza: il risultato è una micro-criminalità dilagante, anche per l’esistenza di molte e complesse leggi la cui applicazione si perde nelle sua burocrazia dei ministeri e dei palazzi di giustizia.
Il tema dell’immigrazione ha prodotto intensi dibattiti, arrivando, nella precedente legislatura, all’approvazione della legge Fini-Bossi, che ha rappresentato un primo passo concreto per rispondere al bisogno di sicurezza dei cittadini. La legge ruota intorno ad alcuni punti cardine: entra in Italia solo lo straniero che è già in possesso di un contratto di lavoro; diminuzione della durata del permesso di soggiorno da tre ai due anni; commette reato il clandestino che rientra in Italia nonostante sia stato espulso. È una legge che, al contempo, premia chi effettivamente viene nel nostro paese in cerca di un lavoro legale e che cerca di costruire una vita migliore. Anche per questo sono state inserite norme che hanno portato ad una sanatoria per colf e badanti irregolari. La Fini-Bossi, che tutela il cittadino italiano ed anche il cittadino straniero “onesto” in cerca di una nuova vita “legale”, rischia di essere abolita dal nuovo governo Prodi, intenzionato ad aprire totalmente le frontiere, non curante della azioni necessarie per tutelare la sicurezza del cittadino italiano.
Tutto questo è rilevabile nella cosiddetta proposta di legge “Amato - Ferrero”. Questo disegno di legge propone, tra l’altro, una programmazione triennale - non più annuale dunque - delle quote massime di cittadini stranieri da ammettere ogni anno sul territorio nazionale, la semplificazione delle procedure per il conseguimento del permesso di soggiorno prevedendo forme di tutela e garanzie per il richiedente, nonché la possibilità di ingressi “fuori quota”, un allungamento dei termini di validità del permesso e un’estensione del periodo di validità dello stesso in attesa di un’occupazione. In sostanza si prefigura la possibilità di un ingresso indiscriminato di stranieri che, senza alcuna certezza lavorativa, potrebbero diventare alla stregua di clandestini. Inoltre, la proposta del centro-sinistra vuole – in teoria - rendere effettivi i rimpatri, ma questi dovranno essere finanziati da un fondo nazionale da istituire presso il Ministero dell’Interno con contributi a carico del datore di lavoro! In pratica, un aumento del costo del lavoro che sarà difficilmente accettato dagli imprenditori.
Infine, la più pericolosa delle ipotesi di nasconde nell’equiparazione, ai cittadini italiani, degli stranieri regolarmente soggiornanti da almeno due anni e dei minori iscritti nel loro permesso di soggiorno.
Le domande a cui un nostro concittadino chiederà di dare una risposta sono
molteplici: sicuramente qualcuno dovrà spiegare come mai uno straniero possa ottenere la cittadinanza dopo due soli anni di permanenza ed ottenere il diritto di voto, anche se non conosce la storia della politica del Paese.
Come mai un datore di lavoro dovrà versare contributi per uno straniero in attesa di essere rimpatriato? Per quale motivo dovranno essere chiudere i centri di prima accoglienza (i celebri C.P.T.) per il profugo clandestino in attesa di identificazione e rimpatrio? Forse tutto ciò è necessario a garantire pubblicità gratuita a qualche politicante, ma non è richiesto dai cittadini italiani che vogliono vivere in piena sicurezza la propria vita, accogliendo e dimostrando solidarietà verso chi vuole lavorare ed integrarsi contribuendo allo sviluppo dell’Italia. Insomma, gli italiani continuano a non gradire chi viene in questo paese arrogandosi solo il diritto di “avere”. Solo chi rispetta i doveri imposti dalla Costituzione può ottenere la nostra cittadinanza, un qualcosa che la giovane Destra non vuole assolutamente svendere, ma che crede sia valore indispensabile da rispettare e da rivalutare.
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