Valori Cultura e Sociale • 31 December 2004

Campagna contro l'Indulto (01/2003)

DOCUMENTO DI AG CONTRO L'INDULTO

Illustri Parlamentari, il Paese ed il mondo politico sono stati investiti in questo periodo da un ampio ed articolato dibattito in ordine alla questione dell'indulto. Il gesto di clemenza sollecitato dal Santo Padre nel corso della sua visita in Parlamento, come la diffusa consapevolezza circa le condizioni di intollerabile disagio oggi riscontrabili nelle carceri italiane, costituiscono di certo i presupposti di una indefettibile riflessione, quanto mai preordinata alla individuazione di soluzioni efficaci. La circostanza che la popolazione carceraria in Italia, oggi attestata intorno alle cinquantacinquemila unità, si trovi costipata in strutture detentive idonee ad accogliere poco più di quarantamila detenuti, è in evidente contrasto con l'idea di un Paese civile e socialmente avanzato. Le umilianti condizioni di lavoro cui è costretto il personale carcerario, in perenne difetto di organico, contribuisce a rendere ancor più indignitoso il periodo lungo il quale ogni detenuto è tenuto a scontare la sua pena. Non vi è alcun dubbio circa il fatto che la condizione detentiva rappresenti un momento di soppressione di certe libertà individuali. Non v'è d'altronde dubbio circa il fatto che la condizione detentiva non debba rappresentare un momento di soppressione della dignità umana. E' alla luce anche di tali considerazioni che, da cittadini, come d'altronde da cattolici, non possiamo rimanere insensibili alle sollecitazioni recentemente pervenute dal più alto pulpito. E' altresì verro che, da cittadini e da cattolici, non possiamo fare a meno di osservare quanto le soluzioni prospettate non rappresentino che un vano palliativo, un rimedio momentaneo ed apparente, ad un problema che invece meriterebbe un impegno di ben altra natura. Le proposte avanzate da più parti in materia di indulto, sono moralmente inaccettabili. Corrispondono all'idea che lo Stato, non essendo in grado di garantire la necessaria ricettività delle carceri, decida di liberare chi ha commesso dei delitti. Per le sofferenze lamentate dalla popolazione carceraria solo un osso, buttato lì in segno di meschina e malriuscita compassione, per la credibilità dello Stato un durissimo colpo. Una resa incondizionata di fronte al problema. Già oggi in Italia, a fronte di una media di centosettantamila delitti commessi ogni anno, solo qualche migliaio è accertato e punito. Una cifra superiore al 80% dei crimini rimane sconosciuta, se non per chi ne ha subito le conseguenze. Gli istituiti della sospensione della pena, della detenzione domiciliare, dell'affidamento in prova ai servizi sociali, dei programmi di recupero dei tossicodipendenti, dell'espulsione del reo clandestino, garantiscono che, la gran parte di quell'esiguo spicchio di criminali come tali condannati, godano di misure tali da non transitare nemmeno in un istituto di detenzione. L'adozione dell'indulto, quale strumento di condono della pena, interverrebbe proprio su un versante che già oggi in Italia difetta, gravemente, di effettività. E di ciò ne è autorevole conferma il dato che vede nel nostro Paese una popolazione carceraria di gran lunga, e con le dovute proporzioni, inferiore a quella di paesi come, Regno Unito, Spagna, Usa ecc. . D'altronde, altrettanto eloquente è la circostanza che dibatti in ordine a provvedimenti quali quelli che si prospettano in Italia, sono altrove ampiamente diffusi prevalentemente nei paesi sudamericani, nei paesi dell'area del sottosviluppo o comunque in zone geopolitiche caratterizzate dal collasso economico. Analoghe considerazioni ci spingono ad aborrire con decisione qualsiasi soluzione profilata in materia di indulto o, ancor più ipocritamente, di "indultino". Il fatto che poi, tecnicamente, tali provvedimenti si risolvano in un beneficio concesso in favore di reati tutt'altro che minori, come si vuol far credere, ma anche di grave entità, ci induce ad essere ancora più fermi su tale posizione. Con quale faccia lo Stato guarderà la vittima della violenza, del furto, dell'estorsione, della rapina (tutte fattispecie che, a seconda del provvedimento, potrebbero in combinato che le disposizioni vigenti, godere del beneficio), una volta liberato il colpevole? Solo questo dovrebbe essere sufficiente a ponderare meglio certi propositi. Illustri Parlamentari, riteniamo che la più alta espressione della classe dirigente del Paese debba porsi il problema del congestionamento del sistema carcerario in termini di maggiore responsabilità. Una classe dirigente avveduta e responsabile non può fare a meno di affrontare il problema a partire dalle cause del medesimo, non dai suoi effetti. L'edilizia carceraria è un capitolo di spesa fondamentale. Già da quanto si propone di investire nella stessa si comprendono gli intendimenti di chi governa. L'adozione di opportune misure di incremento delle dotazioni organiche e strumentali del personale carcerario, è passaggio altrettanto importante. Importante per chi oggi lavora in condizioni di autentica detenzione (con purtroppo gravi e tristi conseguenze con riguardo al trattamento a volte subito dai "veri" detenuti), importante per un opera di improcrastinabile razionalizzazione del sistema, che vede istituti di pena sovraffollati ed altri invece occupati solo in parte, a causa dell'assenza del necessario personale carcerario. Il lavoro nelle carceri è altresì momento di centrale impegno rieducativo, cui accordare incentivi idonei ad una maggiore diffusione. La sanità penitenziaria è un altro capitolo che non ha sin ora ricevuto le dovute attenzioni, ma che anzi, a quanto sembra, ha recentemente subito un decremento di investimenti economici. La cura, più attenta possibile, dello stato di salute dei detenuti, rappresenta una condizione di civiltà compresa in periodi storici assai lontani dal nostro, e che oggi, si rende in termini concreti ancor più avvertita, specie con riguardo alla presenza nelle carceri di detenuti tossicodipendenti o comunque portatori di gravi patologie. La figura dell'educatore e dell'assistente sociale nelle carceri può e deve ricevere un rinnovato vigore, anche su questo versante, chi governa il Paese può e deve fare molto. Senza poi entrare in alcun modo nell'annoso problema della Giustizia italiana, gli organici, l'efficienza ed il ruolo della Magistratura di Sorveglianza, nell'importante funzione di garanzia sulla fase dell'esecuzione penale, debbono anch'essi ricevere adeguata riflessione e riconsiderazione. Illustri Parlamentari, questa la nostra riflessione. La speranza di chi scrive è quella di incontrare la Vostra cortese ed attenta riflessione, e ciò in un tema che investe non solo gli stretti termini dello stesso, ma che coinvolge il ruolo e la credibilità di uno Stato civile, socialmente avanzato e al tempo stesso rigoroso nel perseguire il triste fenomeno criminale, garantendo sicurezza e libertà ai propri cittadini.

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