Stato Giuridico Docenza: Il CNSU si esprime in favore del DDL Moratti
"Il CNSU, Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari, ha approvato ieri una nostra mozione a favore della riforma Moratti sullo stato giuridico della docenza." Lo annuncia Giovanni Donzelli, Presidente Nazionale di Azione Universitaria (movimento studentesco di AN)
"Pochi giorni fa, alcuni teppisti che si erano autoproclamati difensori degli studenti, avevano assediato il Parlamento mentre veniva varata questa riforma.
Gli studenti veri, a quanto pare, però la pensano diversamente, dato che l'organo rappresentantivo degli studenti universitari, democraticamente eletto su tutto il territorio nazionale, ha approvato a maggioranza una mozione a sostegno del DDL Moratti." ha spiegato Piero Cavallo, capogruppo di AU al CNSU "Gli studenti attraverso la mozione, presentata da Oscar Lo Surdo e Luca Alfieri, hanno espresso infatti il proprio sostegno alla riforma, unitamente ad un importante apprezzamento ai suoi principi ispiratori"
Gli studenti, che hanno comunque evidenziato alcuni elementi di criticità in merito alla copertura economica, hanno espresso la propria soddisfazione per lo spirito meritocratico della riforma e per l'importante apertura al mondo produttivo.
"Abbiamo ufficializzato il pensiero della maggior parte degli studenti, stufi di vedere Professori raccomandati e assenteisti svolgere male e poco il proprio lavoro. Gli studenti vogliono meritocrazia e trasparenza. Con le proteste in difesa dei baroni la sinistra ha perso molto consenso nelle università, noi siamo pronti a raccogliere lo scontento studentesco" Ha continuato il leader della destra universitaria, Giovanni Donzelli, ricordando il mese di mobilitazione a favore della meritocrazia lanciato da AU in molti Atenei.
Alla cortese attenzione del
Ministro dell?Istruzione, Università e Ricerca
On. Letizia MORATTI
MOZIONE SULLA LEGGE 230/05: ?NUOVE DISPOSIZIONI CONCERNENTI I PROFESSORI UNIVERSITARI E DELEGA AL GOVERNO PER IL RIORDINO DEL RECLUTAMENTO DEI PROFESSORI UNIVERSITARI?.
Il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari
- su proposta dei Consiglieri Lo Surdo e Alfieri -
Vista
La legge di riforma dello Stato giuridico dei docenti universitari e dei ricercatori recentemente approvata dal Parlamento;
Rilevata
la condivisa necessità di garantire una maggiore trasparenza nello svolgimento delle valutazioni comparative per l?accesso alla docenza, attraverso una più genuina procedura selettiva conseguita con l?introduzione di un unico concorso nazionale, mediante commissari estratti a sorte e non nominati, i quali non potranno provenire dall?università che ha bandito il concorso;
Attesa
l?innovazione in senso preminentemente meritocratico conseguita mediante l?introduzione della figura del ricercatore a tempo determinato fondata sul contratto a termine di sei anni, rinnovabile una sola volta;
Valutata
assai positivamente la disposizione che coordina e pone in relazione la retribuzione dei docenti agli impegni ulteriori nell?attività di ricerca, didattica e gestionale, nonché ai risultati conseguiti;
Considerata
l?apprezzabile possibilità finalmente riconosciuta al mondo delle imprese, delle fondazioni e degli enti, di potere investire nella ricerca universitaria, determinando una ricaduta positiva nei bilanci degli atenei italiani e intensificando il rapporto tra università e mondo del lavoro;
Il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari
nell?esprimere, per le ragioni sopra esposte, il proprio sostegno, unitamente ad un importante apprezzamento ai suoi principi ispiratori, ritiene rilevante portare all?attenzione del Ministro taluni elementi di criticità:
La copertura economica: E? necessario individuare e rendere disponibile da qui agli anni futuri un?ingente disponibilità finanziaria affinché una riforma di questo tipo non venga abbandonata a sé stessa dal punto di vista economico e possa, coerentemente, trovare compiuta attuazione, offrendo, al contempo, concrete prospettive di carriera ai ricercatori e garantendo incentivi finalizzati ad un?adeguata retribuzione economica.
I posti ?riservati?: tale previsione legislativa non rispecchia un criterio di merito che a nostro avviso dovrebbe essere l?unico a determinare il passaggio di fascia, sempre in conformità all?esigenza di un continuo incremento del sistema. Il CNSU ritiene che non si attraggano studenti e risorse con professori dotati di ?lasciapassare? di anzianità, ma con la valorizzazione degli elementi migliori del corpo docenti. Inoltre, il passaggio locale della chiamata vanifica l?idoneità nazionale riservata a chiunque che, per qualsivoglia motivo, non sia già stato promosso in sede dalle stesse autorità chiamate a valutarlo. A ciò si aggiunga che le riserve, tradizionalmente, sono ?strumento? utilizzato per sanare questioni di tipo transitorio. In questo caso, invece, quelle per il passaggio da Professore Associato a Professore Ordinario sono permanenti; una volta maturati i 15 anni di anzianità, sarà sempre possibile partecipare alla quota riservata del 25%. Queste norme impediranno di utilizzare i fondi per l?ingresso dei giovani. E? già successo negli anni passati, il rischio diventa ora ancor più tangibile, in un momento di scarsità di risorse: gli idonei, solitamente, sono soggetti già strutturati nei ruoli. Quindi, oltre al fatto di partecipare a tutti i livelli ai processi decisionali di allocazione delle risorse (Dipartimento, Facoltà, Senato e CdA), potranno esercitare una forte pressione nei momenti elettorali (Direttori di Dip., Presidi, Rettori) per essere chiamati. I non strutturati invece non avranno queste possibilità e quindi rimarranno scoperti.
La figura del ?professore aggregato?: Il comma 11 dell?art. 1, riguardante l?affidamento di incarichi didattici a ricercatori e titolo di Professore Aggregato, comporta gravissimi problemi.
Nello specifico, limita la possibilità di affidare corsi didattici solo ai soggetti indicati nel testo con il vincolo che abbiano svolto nel passato almeno 3 anni di didattica. Contemporaneamente viene abrogato l?art. 12 della L. 341 del 1990 che prevede la possibilità di affidamento di tali corsi ai ricercatori. Questo implica che tutti i ricercatori che hanno preso servizio meno di tre anni prima dell?approvazione di questa legge (o parimenti che pur essendo in ruolo da più anni non hanno sommato 3 anni di didattica), non potranno più essere affidatari di corsi didattici. Tale norma, oltre a creare disparità assolutamente non giustificate, metterà questi soggetti in condizioni di non poter partecipare ai posti riservati nel passaggio a PA perché non potranno più maturare i 3 anni di didattica. E? da verificare se tali soggetti possano rientrare tra quelli affidatari di corsi secondo il precedente comma 10 della presente legge. E non a margine, tutti i giovani intenzionati a muovere i primi passi nella carriera universitaria si ritroveranno brutalmente ridimensionati per non dire esclusi. Dunque il problema non riguarda solamente le la categoria degli ultimi ricercatori, ma la grande popolazione in procinto di immettersi nel mondo della docenza! Tale comma va dunque senza dubbio rivisto e corretto.
Ricercatori a tempo determinato (RTD): Risulta una norma potenzialmente positiva, fatte salve tre problematiche: prima di tutto, è necessario valutare l?opportunità che vengano aboliti gli Assegni di Ricerca (AdR). Difatti gli Atenei a parità di risorse preferiranno sempre e comunque gli AdR ai RTD perché più economici. Questo farà sì che il percorso accademico si allunghi molto: dopo il DdR (Dottorato di Ricerca) si avrà l?AdR (2+2) e solo a valle si avrà un contratto di RTD (3+3). Si sposterà quindi molto in avanti l?età nella quale si deciderà la possibilità di poter rimanere in Università oppure andare via. Inoltre, per quel che riguarda gli stipendi, il comma 14 non è chiaro perché parla di ?trattamento economico rapportato a quello dei ricercatori confermati?. Questo può voler dire che nei decreti delegati può essere scritto che il trattamento sarà pari al 70% di un ricercatore confermato (tenendo lo stesso rapporto tra lo stipendio del Ricercatore attuale ed il PA). Attenzione al fatto che questi contratti non siano poi gravati da molta attività didattica, con l?evidente rischio di perdere l?aspetto della ricerca.?
Prof. Extracomunitari: Il CNSU ritiene che la strada per aiutare i paesi in via di sviluppo debba necessariamente escludere il rischio di incentivare una ?fuga dei cervelli? dai loro paesi d?origine verso l?Italia. E? indispensabile, a tali fini, fornire un serio impegno a formare in Italia una classe docente straniera in grado di tornare nella propria nazione per offrire il bagaglio di conoscenze acquisito per lo sviluppo del proprio Paese.
Studiosi italiani all?estero: La Legge 230/05 non prevede alcun programma finalizzato ad incentivare i numerosi accademici italiani che hanno studiato all?estero, a tornare in Italia per esercitare attività didattica e di ricerca
Roma, 8 novembre 2005
IL PRESIDENTE DEL CNSU
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