Riforma Universitaria • 09 June 2005

Riforma Y: Verso i nuovi percorsi a Y (Documento AUTV 11/2003)

L?Università italiana è nel pieno dell?applicazione della Riforma dell?Ordinamento didattico, detta del ?3+2?. L?azione riformatrice, sicuramente necessaria e attesa per molti anni, è stata condotta con l?intenzione di reagire alle inefficienze di un sistema universitario drasticamente improduttivo, caratterizzato da uno storico immobilismo e da un ingessato schema delle discipline. Il panorama che caratterizzava l?Università non era dei migliori: un alto tasso di abbandoni degli iscritti; un elevata durata degli studi; un eccessivo numero di ?fuori corso?; il sovraffollamento delle Facoltà. È stata sicuramente un intuizione importante quella di aprire gli Atenei alla ?massa? degli studenti, convertendo i ?Diplomi di Laurea? in ?Laurea? triennale e creando le condizioni per accrescere il livello medio di preparazione degli Italiani. Ma (perché c?è un ma?), pur se validi erano i principi e gli obiettivi, le scelte effettuate dal Centro-Sinistra sono state inappellabilmente sbagliate, come noi già denunciammo prima dell?adozione della Riforma. Il ?3+2? non raggiungerà mai gli scopi prefissati e, purtroppo, ha risolto solo parzialmente i problemi dell?Università italiana, generandone di nuovi. La Riforma si innesta nell?ambito di un processo europeo, formalizzato nelle dichiarazioni della Sorbona e di Bologna, che ridisegna un comune sistema universitario fondato su due livelli: un primo ciclo di durata triennale e qualificante ed un secondo ciclo che dovrebbe condurre ad un titolo di master e/o dottorato. Il Centro-Sinistra ha chiaramente interpretato in modo errato queste dichiarazioni ed ha percorso una strada diversa rispetto agli altri Stati europei, nei quali è stata adottata la via della sperimentazione ed è stato ridato corpo ad un solido impianto culturale di base contro gli eccessi della specializzazione. In Italia, a causa di un raptus che ha spinto all??omologazione? del Sapere, il Centro-Sinistra ha adottato la formula ?3+2? come modello unico per tutti i Corsi di Studio (eccettuati quelli sottoposti a Direttiva europea), dimenticando le peculiarità delle diverse discipline. Ci sarà pur stato un motivo per il quale un fisico veniva formato in quattro anni ed un ingegnere necessitasse di almeno un quinquennio per completare la formazione? La Riforma ha, quindi, introdotto un?eccessiva rigidità strutturale ed un percorso formativo seriale, obbligatorio ed incongruente perché caratterizzato da un triennio teoricamente qualificante e finalizzato ad un rapido ingresso nel mondo del lavoro, ma necessario contemporaneamente a chi intende acquisire una formazione quinquennale, completa, che necessita di più solide conoscenze di base. Inoltre, in qualità di rappresentanti degli studenti, dobbiamo evidenziare che, per i giovani, il danno più rilevante è nell?investimento di risorse economiche, di energie e tempo in un percorso formativo triennale che non garantisce un?adeguata qualificazione ed un futuro lavorativo. La ragione di questa affermazione: durante la definizione della struttura e dei contenuti del ?3 + 2? non sono stati correlati, in modo coerente ed organico, i Corsi di Studio agli sbocchi professionali. Nella stesura della Riforma, il Centro-Sinistra non ha, infatti, provveduto a coinvolgere adeguatamente ma soprattutto ad ?ascoltare? gli studenti, le Facoltà, i professionisti, le parti imprenditoriali e sociali interessate. La conseguenza è che, oggi, stanno crescendo le difficoltà di immissione nel mondo del lavoro dei giovani laureati nell?area umanistico-sociale, dove da sempre, sia nel pubblico che nel privato, si riscontrano i più alti tassi di disoccupazione tra i laureati. Particolarmente in questa area, l?articolazione formativa del ?3+2? non è la più idonea ed i giovani laureati triennali, per la carenza di competenze acquisite, trovano consistenti problemi all?ingresso del sistema produttivo con pesanti ricadute psicologiche. E tutto ciò in contrasto con gli obiettivi della stessa Riforma. Sull?applicazione della Riforma hanno anche pesato l?assenza di una guida centralizzata e gli eccessi nelle interpretazioni attuative datene in autonomia dagli Atenei. Per le ormai note logiche accademiche di spartizione, si è generata una frenetica corsa all?accaparramento delle cattedre e si è assistito al proliferare degli insegnamenti a contratto e di inutili titoli, piuttosto che alla necessaria creazione di un nuovo impianto formativo per i Corsi di Studio già esistenti. Le Università sono state sostanzialmente trasformate in ?diplomifici?, con le materie di base divenute poco ?formative? e le materie professionalizzanti poco ?qualificanti?. Una Riforma, tra l?altro, irragionevolmente concepita senza copertura economica dal Centro-Sinistra con i conseguenti enormi costi sociali che gravano sugli Atenei, sullo Stato e sulle famiglie per l?incremento delle cattedre e delle infrastrutture necessarie ad ospitare un assai consistente esercito di matricole. Un forte contributo all?accelerazione dello stato di crisi finanziaria del sistema universitario, cui il Governo di Centro-Destra ha posto un freno con l?applicazione dei ?requisiti minimi strutturali e qualitativi?, che ha permesso agli Atenei di chiudere Corsi di Studio con al più 5/10 iscritti, accesi solo per le sole logiche accademiche. Insomma, l?Università del ?3+2? pianificata, rigida e soggetta a troppe spartizioni di cattedre sta producendo una superficiale parcellizzazione di conoscenze. I giovani, per la semplificazione degli studi e per la serialità del percorso formativo, si laureano con un titolo triennale non sempre realmente qualificante e proseguono con un percorso ?specialistico? non adeguato a supportare una più alta formazione. L?Italia rischia, quindi, il livellamento al ribasso della qualità degli insegnamenti e dei laureati ?specialistici?, perdendo quel primato storico di eccellenza in Europa che caratterizza il nostro Paese in alcuni settori del Sapere. Dunque, come movimento, sosteniamo la necessità che il Governo di Centro-Destra adotti la Contro-Riforma del sistema universitario nell?interesse primo degli studenti, evitando, però, di sostituire con semplicistiche formule matematiche quelle già esistenti. Ogni ambito formativo ha la sua peculiarità e servono, per i differenti indirizzi, percorsi di durata e contenuti diversi, da definire in base agli sbocchi professionali e alle competenze che si vogliono fornire ai giovani. In sostanza, è necessario analizzare cosa richiede il mondo del lavoro per qualificare il giovane e per verificare quali discipline dovrà egli apprendere, garantendogli una buona formazione culturale di base e un?idonea flessibilità mentale. Una buona ipotesi è quella di valorizzare la proposta dei cosiddetti ?percorsi a Y? e di migliorarla, perché i giovani non apprezzano gli ?spezzatini? dei percorsi universitari, le interruzioni forzate e psicologicamente dannose per la stesura di tesine inutili ed i passaggi burocratici. La nuova struttura formativa dovrà essere caratterizzata da percorsi adeguatamente calibrati: un percorso triennale ?razionalizzato? e realmente qualificante e, più o meno in parallelo, un percorso metodologico (di cinque o sei anni) costruito su un modello a ?ciclo unico? che garantisca maggiore organicità, unitarietà, completezza e qualità nella formazione. Questo percorso condurrà ad un titolo di peso specifico più elevato rispetto all?attuale Laurea Specialistica. L?elaborazione della nuova organizzazione didattica e dei contenuti dovrà essere eseguita di concerto con gli studenti, le Facoltà, i professionisti e le parti imprenditoriali e sociali, garantendo adeguati sbocchi professionali e generando competenze facilmente spendibili sul mercato del lavoro tanto per i laureati triennali, quanto per i laureati dei percorsi a ciclo unico. Il gruppo al CNSU di Azione Universitaria ha lavorato a lungo sui problemi della didattica nei sistemi universitari. Negli anni del proprio mandato, i nostri consiglieri nazionali hanno girato l?Italia per diffondere il sogno di un?intera generazione del movimento: ricostruire un?Università protagonista in Europa che, fedele alla propria missione originale, torni ad essere motore dello sviluppo del Paese e luogo di un?autentica formazione ed elaborazione culturale. È questa la via per garantire, ad una Nazione che si rispetti, la formazione di validi professionisti e una classe dirigente competente, pronta a rispondere alle sfide di una società sempre più complessa ed esigente.

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