La storia del movimento giovanile della Destra italiana: la Giovane Italia (11/2005)
Il 15 novembre 2005 abbiamo incontrato Adalberto Baldoni, figura storica della Destra italiana, con il quale abbiamo condiviso la storia, le passioni e le vicissitudini dei nostri movimenti giovanili, in particolar modo della Giovane Italia degli anni '60
La Giovane Italia fu fondata nel novembre del 1954 e, nel volgere di pochi anni, diventò la più forte organizzazione studentesca del Paese, superando la federazione giovanile comunista nel numero degli iscritti, grazie alla ramificazione nelle scuole ed alla diffusione di giornali nazionali e dei caratteristici giornaletti ciclostilati d’istituto. Infatti, assai rapidamente, il movimento nazionale, rappresentato dalla Fiaccola Tricolore, riuscì ad aprire sedi nei capoluoghi, nelle città di provincia e, perfino, nei centri minori. Così, in poco tempo, la Giovane Italia, autonoma nella propria dirigenza, seppur agganciata al MSI, strappò il monopolio della gioventù studentesca alle più quotate e facoltose organizzazioni della DC e del PCI. Il movimento riuscì anche nell’intento di sviluppare una buona rete di contatti con le analoghe organizzazioni giovanili europee.
Nel primo documento ufficiale della Giovane Italia, la Carta della Gioventù (elaborata da Julius Evola nel 1951), si affermò la concezione di una vita spiritualistica e rispettosa dei valori, delle cultura e delle tradizioni nazionali, dello Stato e della Patria in contrapposizione a quella materialista, propria del marxismo e del mondo anglosassone. Secondo questa teoria il giovane militante potrebbe conquistare un posto nella società solo attraverso le proprie capacità, in una visione eroica ed agonistica della vita. Un posto preminente fu affidato alla famiglia e alla scuola, soprattutto per la loro funzione educatrice. La Giovane Italia guidò anche le manifestazioni studentesche per l’italianità di Trieste, per l’intangibilità dei confini italiani in Alto Adige e a favore della rivolta anticomunista di Budapest.
Il nuovo movimento nazionale riuscì a penetrare nelle scuole, avendo successo laddove era fallita l’azione del MSI. Questo fu possibile grazie alla particolare attenzione rivolta agli studenti, al miglioramento delle strutture e dei programmi scolastici, nonché alla promozione di attività culturali, scientifiche, artistiche, ricreative e sportive, per il benessere materiale e morale degli stessi. Il declino della Giovane Italia iniziò sul finire degli anni ‘60, in concomitanza con la crescita delle organizzazioni studentesche di sinistra e dei gruppi extraparlamentari. Le proposte libertarie e la rivoluzione culturale e di costume, avanzate da sinistra, influenzarono le nuove generazioni e misero fuori gioco la Giovane Italia, i cui vertici non riuscirono a fronteggiare i cambiamenti sociali in atto, anche perché prevalsero le posizioni filo-conservatrici del MSI. Così nel ‘68, il movimento giovanile fu tagliato fuori dall’Università e dalle scuole. Falcidiata nei quadri e ridotta nei minimi termini, la Giovane Italia confluì, nei primi mesi del 1970, nel Fronte della gioventù.
L’associazione studentesca di azione nazionale Giovane Italia nacque ufficialmente a Roma il 13 e il 14 novembre 1954 in occasione del I convegno nazionale degli studenti medi nazionali, al quale parteciparono circa duecento delegati, in rappresentanza di quasi tutte le province. Il primo Presidente fu Fabio De Felice e il primo Segretario Generale fu Anderson.
Già nel dicembre 1950, l’allora segretario del raggruppamento giovanile missino Cesco Giulio Baghino aveva invitato, con un’apposita circolare, i settori degli studenti medi ad intitolare i propri gruppi, provinciali o comunali, con il nome di Giovane Italia, dotandoli di statuti ed organi direttivi diversi da quelli missini. Il simbolo della Giovane Italia, coniato ex novo, fu la fiaccola tricolore, in seguito tramandato alle future organizzazioni giovanili del partito: nel 1972 al Fronte della Gioventù e nel 1996 ad Azione Giovani.
Gli organi direttivi dell’associazione, oltre che il presidente ed il comitato esecutivo nazionale, compresero le federazioni provinciali che nominavano a loro volta la figura dei fiduciari d’istituto, il vero asse portante dell’organizzazione. Potevano far parte dell’associazione tutti gli studenti medi nonché, a livello dirigenziale, “i licenziati dagli istituti da non oltre due anni”.
L’indice (Bergamo) e la Tribuna studentesca (Roma) furono tra i primi giornali stampati dalle associazioni provinciali della Giovane Italia.
Il movimento organizzò riunioni, seminari, dibattiti, convegni, campi. Nei raduni estivi (sveglia mattutina, alza bandiera, lunghe passeggiate tre i boschi o in montagna, esercizi ginnici, “rancio” e, quindi svolgimento dei corsi di aggiornamento politico-culturale) venne sensibilmente migliorata la preparazione dei ragazzi che, con i loro interventi, contribuirono alla redazione dei documenti da portare all’attenzione degli studenti alla ripresa delle attività didattiche in autunno.
di Daniele Verdecchia
Gian Luca Bianchi
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