L'incontro rappresenterà un momento di dialogo con Gabriele Natalizia (GeoPolitica.info) per approfondire alcune delle questioni che stanno infiammando il dibattito politico nel Paese ed i rapporti con gli altri Stati europei.
Apre Gian Luca Bianchi.
Modera Matteo Guidoni.
Per informazioni
www.generazionex.org
info@generazionex.org
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Nell'ambito del "Ciclo IdeAzione", presso la sede di Piazzale Konrad Adenauer 1 il Coordinamento "Generazione Protagonista" ha organizzato l'incontro "Le rivolte nel Nord Africa, l'immigrazione e l'Unione Europea, L'Italia tra incudine e martello". Ospite per l'occasione Gabriele Natalizia, Professore di di History of political development nel primo Ateneo romano.
Durante l'incontro, introdotto dal Coordinatore di Generazione Protagonista Gian Luca Bianchi e moderato da Matteo Guidoni, il professore ha passato in rassegna gli episodi nevralgici che hanno caratterizzato la situazione politica internazionale degli ultimi mesi concentrandosi proprio sul caso che più ci tocca da vicino: la Libia. Non una solita lezione universitaria ma un momento di confronto con i tanti ragazzi del circolo che hanno animato il dibattito soprattutto sullo scontro diplomatico Francia-Italia.
L'incontro ha avuto il suo apice quando si è toccato il tema dell'interesse nazionale e la sua definizione in sociologia politica. E' l'interesse che sfalda de facto l'animus costituente e le potenzialità degli organismi internazionali come l'Unione Europea, la Nato o la Lega Araba. In questo quadro, è stato possibile formulare gli scenari internazionali prossimi futuri dell'esito delle rivoluzioni nord africane e di quelle che riguardano la Siria e lo Yemen, nonchè la complessa situazione pakistana.
In particolare, tra gli scenari relativi al futuro della Libia è stata ricordata la poco plausibile vittoria dei ribelli e, dunque, della coalizione dei "volenterosi" anche per il conseguente manifestarsi di un'infinita guerra tra tribù. Un altro scenario ipotizzato è stato quello della vittoria di Gheddafi, con il ruolo dell'Italia quale (ri)mediatrice di un nuovo assetto di potere orientato verso un componente della famiglia e del suo clan. Il terzo ed ultimo scenario riguarda l'ipotesi di suddivisione della Libia in due nuovi Stati distinti o in una Federazione di due paesi, comunque troppo divisi fra loro per interessi etnico-tribali.
Tutti e tre gli scenari sono stati riportati alla logica dell'interesse nazionale italiano, per comprendere quali potessero essere gli impatti del presunto tradimento nei confronti del leader libico e del collegato aiuto ai belligeranti ribelli, che in realtà è stato condizionato ad un nulla di fatto.
L'Italia è stata, sino ad oggi, la nazione che ha tratto il maggior vantaggio dal petrolio libico e si è osservato che anche la Libia, col suo 40% di export, ha i suoi vantaggi a trattare economicamente con la vicina Italia e così sarà anche nel prossimo futuro, indipendentemente da quale dei suddetti tre scenari diventerà realtà. Il Governo Berlusconi ha saputo sinora giocare un ruolo centrale nei rapporti con il Paese africano nonostante, oggi, si manifesti una difficile posizione, piuttosto scomoda, nei rapporti con il Colonnello, con i ribelli e con l'Europa per la gestione dei flussi migratori delle migliaia di profughi sbarcate in Sicilia (che per ora hanno riguardato la Tunisia, ma che nel futuro dovrebbero provenire dalla Libia post guerra-civile).
Un'ultima riflessione si è potuta fare sul problema del terrorismo che potrebbe trovare nella Nord Africa un terreno fertile, con i gruppi estremisti sostenuti da Al Queda pronti a far sentire il loro fiato mortale sul collo dell'Europa. Se, dopo il conflitto, la Libia, sinora fiera oppositrice di Osama Bin Laden, dovesse divenire un Paese debole, frammentato, diviso tra i "Signori della Guerra" a capo dei rispettivi clan tribali storicamente avversi, sarebbe più facile per i terroristi insediarsi in una terra così vicina ad un'Europa divisa tra le posizioni di un'Italia in perenne crisi economico-politica e di una Francia in cerca di un prestigio internazionale ormai in declino.
La conclusione è stata la nota dolente dell'incipit: non è il perseguimento dell'interesse nazionale a causare problemi all'Italia... perché il nostro Paese non riesce a discutere pubblicamente qual è l'interesse nazionale italiano e, quindi, come perseguirlo. Tutto ciò fa arretrare costantemente l'Italia nel ranking internazionale
di Santi Cautela










