Le false liberalizzazioni e gli svantaggi (reali) per i consumatori (01/2007)
Ci risiamo. Bersani ha fatto il bis, promuovendo un secondo provvedimento di deregulation, formato da (poche e finte) liberalizzazioni, agevolazioni economiche per i cittadini e semplificazioni burocratiche (queste sempre ben accette).
Prontamente, le cosiddette Associazioni dei Consumatori (quelle stesse che sostennero la coalizione di Prodi alle politiche del 2006) hanno proclamato risparmi medi annuali fra 500 e 1.000 euro per ogni famiglia italiana. Insomma, queste Associazioni - da sempre attente agli interessi di tutti quei cittadini che pagano l’iscrizione al loro sindacato di riferimento - sono state sollecite nel propagandare un altro passo significativo di una politica economica orientata ai consumatori. Guarda caso, con le stesse modalità, hanno annunciato i benefici della Legge Finanziaria 2007, che – a loro giudizio - avrebbe portato vantaggi fiscali per i singoli, per le famiglie e per le imprese. Peccato che, accanto alla leggera diminuzione dell’IRPEF visibile già nella prima busta paga (per i meno abbienti), si stanno man mano manifestando (per tutti) i maggiori costi individuali legati alle addizionali IRPEF locali, all’IRAP, ai bolli sui veicoli, ai contributi previdenziali, alle tasse universitarie, al nuovo ticket per il pronto soccorso e all’aumento di quello per le prestazioni sanitarie... Solo per citare alcuni svantaggi (reali) per i consumatori, che le solite Associazioni si sono dimenticate di evidenziare e di contrastare con ogni mezzo.
Certo, grazie anche ai loro proclami, i cittadini italiani potrebbero essere indotti a pensare di trarre consistenti benefici economici dalla deregulation prodiana. Ad esempio, almeno in un primo periodo, l’eliminazione dei costi delle ricariche dei telefoni cellulari sarà certamente apprezzata da tutti noi consumatori: non si conoscono, però, ancora le contromosse dei gestori, che fanno i propri conti sugli ingenti incassi delle stesse ricariche. Sicuramente, se pure non ci saranno aumenti delle tariffe telefoniche, si arresterà la loro corsa al ribasso, diminuirà il livello di concorrenza nel mercato a danno dei futuri clienti e compariranno effetti negativi sulla qualità dei servizi offerti.
Ed ancora, dopo i farmaci da banco, i centri commerciali ed i supermercati coop potranno “finalmente” vendere la benzina ed il gasolio: secondo le Associazioni, si abbasserà di molto il prezzo del carburante per autoveicoli e le famiglie otterranno un notevole risparmio. Ma – perché c’è un ma – il Governo ha forse dimenticato il famoso cartello fra le grandi compagnie petrolifere (lo scandalo è uscito nei giorni passati) che potrà facilmente accordarsi con la grande distribuzione commerciale per creare una nuova forma di monopolio, con buona pace della concorrenza?
Anche Bersani - nonostante le sue origini – sembra aver dimenticato che l’incasso su un litro di carburante va quasi tutto in tasse ed ai giganti del petrolio e che il guadagno del benzinaio è minimo, legato a pochi spiccioli (proporzionalmente assai meno di quanto lasciamo di mancia al tizio del self-service notturno).
Com’è già accaduto in passato con il piccolo commercio, i minori incassi causeranno la naturale chiusura di molti distributori locali di benzina – costringendo molti a percorrere decine di chilometri per trovare un impianto attivo - e genereranno la conseguente creazione di nuove forme di disoccupazione. Sorte che presumibilmente toccherà anche a tante edicole ed a molte piccole farmacie di paese e di periferia. In sostanza, i lavoratori vedranno sfumare il lavoro, i consumatori non otterranno i vantaggi economici promessi e la moltiplicazione dei punti vendita sposterà solo gli incassi delle vendite dal negozio al dettaglio alla grande distribuzione commerciale ed alle banche. Già, i guadagni del sistema bancario. Dal 2009, infatti, tutti noi saremo costretti a pagare obbligatoriamente con assegni, carte di credito e bancomat per gli acquisti di beni e servizi sopra i 100 euro e le banche otterranno elevate entrate dalle commissioni che saranno pagate dai clienti e dai commercianti. Un disegno perfetto.
Il metodo adottato da Bersani & Co. è stato lo stesso del cosiddetto primo pacchetto delle liberalizzazioni (i cui benefici tardano a materializzarsi…): un decreto approvato senza alcuna preventiva consultazione con le controparti interessate. Uno strano modo di agire per quella sinistra tanto vicina ai sindacati e sostenitrice della concertazione a tutti i livelli di gestione della cosa pubblica e delle imprese.
Naturalmente partiranno subito le proteste, gli scioperi, le serrate ed i ricorsi di benzinai, assicuratori, edicolanti, barbieri come già ci sono state quelle di professionisti, commercianti, farmacisti, tassisti e panettieri (queste due ultime categorie, in media, non sono così ricche). Dietro a questo comportamento “particolare” del Governo c’è, comunque, una chiave di lettura ormai certa ed assodata: il processo di deregulation in atto si preoccupa di colpire le “piccole rendite” individuali dei lavoratori autonomi e delle piccole imprese, mentre lascia intatti gli interessi di quelle categorie che tradizionalmente fanno parte dell’asse socio-economico del Centro-Sinistra.
Dunque, il Governo sta promuovendo dei semplici interventi che garantiranno modesti guadagni per i consumatori (ed un buon ritorno di immagine per Prodi, Bersani & Co.), perché il Centro-Sinistra non può avviare il vero processo di liberalizzazione di interi settori chiave dell’economica italiana. È necessario effettuare la riforma strutturale del pubblico impiego ed abbattere gli importanti monopoli presenti nei sistemi finanziario, bancario, energetico, delle telecomunicazioni, dei trasporti e dei servizi pubblici locali: le parole d’ordine sono apertura di questi mercati settoriali, concorrenza e maggiore trasparenza. Solo così potranno essere intaccate le “rendite pesanti” (queste si) che costano miliardi di euro ai contribuenti, si potrà ridare slancio al Paese e si potrà far crescere un’Italia nella quale i consumatori non siano costretti a versare subdolamente molte gabelle alle solite storiche potenti lobby. Insomma, questo vorrebbe dire che i politici di Centro-Sinistra dovrebbero superare il meccanismo della concertazione e dovrebbero andare contro quei blocchi socio-economici che rappresentano il proprio bacino di voti (la grande finanza, il sistema bancario, sindacati ma anche la grande distribuzione commerciale e le coop “rosse” che con il nuovo provvedimento otterranno enormi benefici dalla vendita di benzina e di gasolio, dopo quelli provenienti dai farmaci da banco). Un sogno quasi impossibile. Irrealizzabile.
Ed il Centrodestra? Certo non può essere ostile alle agevolazioni economiche per i cittadini e alle (poche e finte) liberalizzazioni, né può cavalcare tout court le proteste delle categorie: l’attuale opposizione deve cercare, al contrario, di evidenziare i problemi che scaturiranno per i consumatori nel lungo periodo nonché di smascherare il disegno prodiano ed i grandi guadagni di quel blocco socio-economico vicino al Centro-Sinistra: un disegno che non “va a vantaggio di tutti”, perché in realtà solo alcuni avranno ingenti benefici ed importanti privilegi, che lo stesso Centrodestra dovrà necessariamente rimuovere in futuro.
GIan Luca Bianchi (Dirigente Nazionale Azione Giovani)









