E' nato il Partito Democratico
Si è finalmente chiuso il congresso del nascente Partito Democratico e il primo pensiero va chiaramente a Fassino e a Rutelli, che sono degni della squadra dei trapezisti ed equilibristi del celebre Circo di Mosca… Il primo chiama “compagni” e “compagne” i delegati in platea mentre strizza l’occhio alla moderata e (forse) “cattolica” Margherita, cercando di far entrare il nuovo soggetto politico nel Partito Socialista Europeo. Rutelli, invece, fulminato sulla via del potere (non certo quella di Damasco), ritrova molte volte la dizione di “compagni” nelle prime pagine della Sacra Bibbia (divenendo teologo di lungo corso…) e vorrebbe costruire un Ulivo europeo. Due leader concreti, un unico progetto in comune: la tenuta del potere e dei loro spazi politici (e non solo). E mentre Fassino ci dice che il nuovo Pd è di sinistra, sperando nell’adesione di molte altre piccole forze della Sinistra estrema ed antagonista, Romano Prodi vuole portare il nascente partito al “centro”, in quel luogo virtuale in cui c’è più traffico che a Tokio nell’ora di punta!
Intanto, nelle platee, i più nostalgici si sono consolati ricordando Antonio Gramsci che, seppure ha avuto il merito di aver difeso con la vita le proprie idee, fu il primo a cedere all’illusione che democrazia e comunismo fossero sinonimi e a sperare nell’“unità” della sinistra italiana, tanto da intitolare così il quotidiano da lui fondato. Forse, oggi, molti hanno realmente abbandonato il comunismo, sono maturati ed hanno scelto la via della vera democrazia. Ma questo è naturalmente contrario all’ipotesi di un’unità con la Sinistra estrema. Mussi (che ha fattezze vagamente hitleriane ma sta dall’altra parte della barricata) è forse uno dei pochi ad averlo compreso, memore delle lezioni apprese dalla storia e dalla scuola di formazione di via delle Botteghe Oscure, allora tenuta dal partito di “falce e martello”.
Insomma, a Sinistra, esiste una situazione politica molto fluida. Difficile capire cosa accadrà e quali saranno i frutti della prossima guerra interna per l’acquisizione delle poltrone del nascente Partito Democratico. Ho però l’auspicio che, anche grazie a questo nuovo movimento che dovrebbe attestarsi sul 30%, si realizzi una riforma elettorale condivisa, con tanto di sbarramento, per liberare il Paese dalla schiavitù dei partiti più piccoli e dalle rendite di posizione dei piccoli leader. Speriamo che l’Italia possa ritrovare trasparenza politica, con la nascita di tre o massimo quattro grandi soggetti che competano lealmente per il governo della nostra amata Patria. Attendiamo fiduciosi i prossimi passi della Casa delle Libertà, dei democristiani (sigh!) ed, infine, dell’estrema Sinistra.









