Articoli e recensioni • 08 January 2007

Un cappello con il tricolore accende gli animi a San Lorenzo (01/2007)

Sono ormai lontani quegli anni ’70 in cui si respirava un profondo clima di odio politico, caratterizzato da lotte continue tra “rossi” e “neri”. Ma anche oggi, è bastato un semplice cappello con uno scudetto tricolore per avvelenare il clima nel quartiere San Lorenzo di Roma, dove le bandiere italiane si possono (forse) sventolare solo durante i mondiali di calcio. Se in altre zone è ormai “normale” cantare l’inno italiano o sventolare un tricolore, in questo quartiere romano sembra che il tempo abbia un po’ rallentato e fatichi a riallinearsi. Qui un giovane può essere ancora picchiato perché porta liberamente con se il simbolo della sua patria. Erano circa le 7 di sera, quando Daniele passeggiava nella via principale di San Lorenzo con la fidanzata ed un altra coppia di amici, fra bancarelle allestite per il periodo delle feste. Tre ragazzi - un po’ “alternativi” - gli passarono vicino e videro il suo cappello, nero, con cucito sopra uno scudetto tricolore a strisce diagonali. Null’altro. Quei tre “alternativi” proseguirono parlottando fra di loro e si fermarono poco più avanti, guardando poi Daniele (che comunque li aveva notati) e i suoi amici che camminavano verso una bancarella dove erano in vendita degli animali. Un "gioco" di sguardi che qualche metro più avanti divenne azione, senza una ragione. Uno degli “inseguitori” si era fatto avanti esclamando: "non sai che a San Lorenzo non ci si viene con questi cappelli? Dammelo o me lo prendo da solo!". Il tutto sotto lo sguardo vigile degli altri due “alternativi” che controllavano la situazione da lontano. Daniele non ci stava e cercava di impedire che gli fosse tolto il cappello dalla testa, ma subito gli venne sferrato un sonoro schiaffo. Dopodiché, come se nulla fosse, lo “schiaffeggiatore”, fiero del suo gesto, se ne andò con il cappello in mano. Daniele scelse (correttamente) di non rispondere a questa provocazione e riprese a camminare nella direzione in cui stava andando poco prima. Ma i tre “alternativi”, non soddisfatti, decisero di aspettarlo più avanti in un posto più isolato. Daniele, ormai vigile e cosciente, decise insieme agli amici di invertire il senso di marcia per evitare conseguenze ben più gravi. Quando tutto sembrava terminato, Daniele, la fidanzata e i loro due amici si accorsero che, ancora una volta, i tre “inseguitori” - cui si erano tempestivamente aggiunti altri loro amici – li stavano pedinando e scelsero di entrare in una pizzeria. D’altronde la macchina era lontana e si trovava in un posto isolato. Davanti alla pizzeria c’era una fermata dell’autobus: attendere il mezzo pubblico sembrava una valida alternativa, ma uno degli aggressori passeggiava - avanti e indietro – dinanzi al locale, pronto a dare il segnale agli altri “inseguitori” non appena Daniele e gli amici fossero usciti dal locale. Un bus si fermò, aprì le porte, un balzo: tutti fuori dalla pizzeria per di salire di corsa sul mezzo pubblico. Ma ecco che cinque “alternativi” fecero ciò che uno non si aspetterebbe più in questo millennio: afferrarono con furia Daniele per la felpa, scagliandolo sull’asfalto, sferrando in poco tempo calci e pugni, gridandogli “Ancora non te ne sei andato? Non hai capito che devi uscire da San Lorenzo!”. Per fortuna, dopo pochi istanti, Daniele, da terra, si fece spazio nel cerchio degli aggressori, si liberò, salì sull’autobus, raggiungendo i suoi 3 amici che nel frattempo erano riusciti a salire sul bus. Il tutto avvenne sotto gli occhi increduli e impassibili dei passanti e quelli spaventati della fidanzata di Daniele e dei suoi amici. Scene di altri tempi. Per fortuna le conseguenze non sono stati gravi, perché il giovane è riuscito a divincolarsi in fretta. Forse, se non fosse un’atleta, non se la sarebbe cavata solo con un bernoccolo in testa e un gomito sbucciato…E tutto ciò per un cappello nero, con uno scudetto di tre colori: il verde, il bianco e il rosso. I colori di una bandiera, di un popolo, di una tradizione, di una Patria …

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