Articoli e recensioni • 31 October 2005

Il male del calcio

Non è semplice descrivere in poche righe la situazione attuale del calcio italiano!! Quante volte, quando eravamo ragazzi giocando negli spazi più angusti ed improbabili, dal garage di casa ai campetti in terra degli oratori, che ci sembravano non inferiori al Maracanà o al Bernabeu, abbiamo perso il pallone per un tiraccio fuori bersaglio o un rinvio sbilenco!! I grandi, oggi, hanno fatto più o meno lo stesso, mandando il pallone in un burrone, dal quale difficilmente riusciranno a risalire, attraverso gestioni sconsiderate: doping, regali agli arbitri, passaporti falsi, fideiussioni taroccate, buchi in bilancio mai visti e squadre che diventano società per azioni con scopo di lucro quotate in borsa. Non vi è un responsabile solo, sono tutti coinvolti a cominciare dai media che preferiscono continuare a parlare e discutere di questo e quel fuorigioco, del rigore concesso o negato, credendo che la moviola in campo possa risolvere tutti i problemi di questo calcio malato. Per non parlare degli imprenditori che in questi anni con le loro gestioni dissennate, con l?arroganza di essere i salvatori di questa o quella squadra e/o di questa o quella città, non hanno fatto altro che riempire i portafogli dei calciatori, sopravalutandoli all?inverosimile, e dei loro procuratori, e portare il gioco più bello del mondo allo sfascio totale. Dove sono finiti gli anni del bianco e nero, del mitico Torino e della sua tragica fine sulla montagna di Superga, gli anni di quando romanisti e laziali erano seduti accanto in curva, quelli della Coppa Rimet e dei gol di Pelè, del grande Real, della staffetta tra Mazzola e Rivera, dell?Olanda di Crujiff, fino ad arrivare ai fantastici anni ottanta, gli anni del grido di Tardelli, dell?esultanza sugli spalti del Presidente Pertini, delle romantiche quanto agguerrite sfide tra Roma e Juventus e tra Pruzzo e Platini, e quelli nei quali sono cresciuto e nei quali mi sono appassionato per questo sport, gli anni nei quali mentre il mondo intero si interrogava sul proprio futuro, della finanza rampante, del garofano craxiano e dell?edonismo reaganiano, il calcio sembrava un luogo abitato da uomini più o meno preistorici, erano infatti gli anni dei Rozzi, dei Ferlaino, dei Viola, dei Bortolotti, degli Anconetani, dei Luzzara, per citarne solo alcuni di quei presidenti storici. Poi d?improvviso il calcio si accorse che quel mondo nel quale vivevano era lontano anni luce da quello che lo circondava, ed ecco nel febbraio 1986 comparire sul palcoscenico del calcio, o meglio si è visto ?scendere in campo? un uomo che di lì a poco avrebbe sconvolto la gestione del prodotto calcio, Silvio Berlusconi. In pochi anni gli uomini preistorici che sino ad allora avevano gestito le proprie squadre guardando più dentro al proprio cuore che contando il denaro del proprio portafoglio, dovettero aggiornare il proprio vocabolario, ed ecco comparire parole quali comunicazione, pubblicità, sponsorizzazioni, sfruttamento del marchio, insomma nacque il cosiddetto calcio-industria o calcio-moderno. Ad aggravare, non poco, la situazione ci fu la televisione, dapprima con telepiù, e poi via via con le successive ?pay per view? iniziando da stream, passando per sky e arrivando fino al digitale terrestre. In tutto questo il tifoso che fine fa? Il calcio moderno, lo vorrebbe asservito alla televisione e chi di dovere, fa di tutto perché questo accada, aumentando sempre di più i prezzi dei biglietti dello stadio e agevolando sempre di più l?acquisto di partite in televisione. Non per ultimo le nuove leggi antiviolenza che altro non fanno che disincentivare solamente i tifosi più moderati ad andare allo stadio, viste le difficoltà di acquisto dei biglietti nominativi, e non quelli più accesi. La cosa più strana è che al tifoso, ossia l?anello più importante della catena, quello senza il quale questo gioco non esisterebbe nemmeno, non è stato chiesto neanche un parere perché altrimenti non si sarebbe arrivati fino a questo punto. Il tifoso semplice è rimasto ancora legato al calcio delle vecchie abitudini: quello delle bandiere, quello del calcio in tv solo la domenica e il mercoledì, quello dello sfottò tra tifoserie?per questo l?unico grido unanime che si alza da ogni curva d?ITALIA, un grido che non fa differenza di colori è sempre lo stesso: no al calcio moderno! Andrea Roberti

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