Articoli e recensioni • 01 December 2003

Crack della Parmalat: Arriva il decreto (12/2003)

Ci troviamo di fronte, dopo il caso Cirio ormai in liquidazione, ad una nuova crisi finanziaria. Cercherò di fare un po? di luce sul caso per capire cosa c?è dietro e quali sono le strade possibili da percorrere per salvare l?industria. Facendo un salto nel passato si può citare la crisi finanziaria evitata dalla Parmalat quindici anni or sono. La cura all?eccesso di debiti era stata quella che caratterizzava il periodo: un intervento delle banche orchestrato dalla politica, da qualche finanziere oscuro, dall?inflazione (che per i meno addetti ai lavori va ad erodere il valore nominale dei debiti) e dalla svalutazione della lira. Oggi, invece, in un contesto di globalizzazione dei mercati, di regole più stringenti dettate dall?Unione Europea tali manovre, che hanno ereditato solo inefficienze, non sono più consentite. Allora come bisogna intervenire per salvare l?impresa? Ma prima di tutto, come mai non si è scoperto prima il crack? Partendo da quest?ultimo quesito, è da prendere in considerazione la denuncia della Consob che lamenta scarsi poteri nel controllo dei bilanci. Infatti se tale organo di controllo avesse avuto accesso alla Centrale dei rischi della Banca d?Italia il falso in bilancio sarebbe stato scoperto prima e forse la quotazione, avvenuta nel ?98, non sarebbe andata a buon fine e il danno sarebbe stato evitato almeno ai risparmiatori. Ma evitando i ?se?, ritorniamo al tema degli interventi e prendiamo in considerazione le norme dell?Ue che consentono due alternative. La prima consiste in un salvataggio attraverso la concessione di un prestito a breve, che deve essere rimborsato entro 12 mesi, che considero solo un palliativo se non effettuato con altri interventi strutturali. La seconda alternativa, applicabile congiuntamente con la prima, configura un piano di ristrutturazione aziendale da sottoporre all?esame di Bruxelles che deve verificare la sostenibilità finanziaria di lungo periodo. La scelta immediata del nostro governo è andata verso questo secondo intervento con l?annuncio del Ministro Marzano di un decreto che prevede misure urgenti per la ristrutturazione delle imprese in stato di insolvenza. Lo stesso Ministro ha affermato che si tratta di un decreto che punta alla salvaguardia dell?occupazione e non degli azionisti. Ciò è pienamente comprensibile perché in questi casi va analizzato il danno che maggiormente potrebbe colpire il benessere della collettività, ma va a discapito dei risparmiatori che perdono fiducia nel mercato azionario e ciò potrebbe colpire gli investimenti futuri delle imprese. Purtroppo nell? effettuare le scelte c?è sempre un trade-off degli obiettivi da perseguire e ci auguriamo che tale scelta rappresenti il male minore nel breve termine in modo da ridare respiro finanziario e slancio industriale all?impresa nel lungo periodo.

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