Articoli e recensioni • 29 April 2009

Il Domani appartiene ancora a noi (03/2009)

La speranza in una nuova “meglio gioventù” per un futuro migliore del Paese
“Il domani appartiene a noi” recitava una delle canzoni contro cantate negli anni ‘70/’80 dalla Compagnia dell’Anello e divenuta successivamente l’inno ufficiale del movimento giovanile della destra italiana. Era una chiamata al protagonismo ed alla rivincita di un’intera generazione che aveva attraversato il ‘68 e che era stata spesso vittima di forti tensioni e cambiamenti sociali ma che non per questo si era rassegnata a cedere il proprio futuro ed assistere passivamente al tentativo di negargli il diritto alla propria libertà. Ed era quella generazione, minoritaria e vessata, che proprio sulla base della rivendicazione del proprio domani è riuscita ad affermarsi, ad imporre idee all’epoca minoritarie e quasi eretiche che qualche anno dopo sarebbero diventate addirittura leggi dello Stato italiano come ad esempio l’abolizione della leva obbligatoria a favore di un esercito di professionisti oppure l’istituzione della giornata del Ricordo dei Martiri delle Foibe piuttosto che la creazione delle comunità giovanili o il riconoscimento di eguale dignità alle vittime di tutte le parti della guerra civile ed alle decine di ragazzi caduti sotto i colpi dell’odio politico durante gli anni di piombo. Non a caso un simile appello ad un nuovo protagonismo generazionale campeggia sul sito del nuovo Ministero della Gioventù che, guidato proprio da un Ministro proveniente dal movimento giovanile della destra italiana, ha voluto dedicare una sezione alla meglio gioventù, a quella generazione cioè che “seppur nelle sue tante contraddizioni, non si compiange e non recede dall’intenzione di lasciare il mondo un poco migliore di come l'ha trovato”. Storie di veri eroi moderni che con un lavoro precario e una casa in affitto scelgono comunque di sposarsi e mettere al mondo un figlio, di giovani che come i loro padri sono orgogliosi di indossare una divisa e servire la Patria, oppure di ragazzi che duramente colpiti dalla vita trovano la forza e il coraggio per aggredirla di rimando realizzando grandi percorsi personali e donarsi alla collettività nonostante la propria disabilità e tutte le difficoltà che questa comporta in una società in cui troppo spesso chi è più debole rischia di rimanere indietro. Per non parlare poi di tutti quei giovani che in un periodo di tremenda crisi occupazionale si avventurano in iniziative imprenditoriali che spesso riescono a vincere sul mercato nazionale e internazionale, dimostrando la bontà e la validità del genio italiano e quanto vi sia di positivo e costruttivo in questa generazione fin troppo bistrattata e troppo spesso rappresentata come un’immensa nuvola di bullismo, apatia e pochezza culturale. Di simili episodi di protagonismo generazionale, fortunatamente, ve ne sono nelle nostre città e nelle nostre province più di quanto si immagini, peccato che nei tg e nelle prime pagine dei giornali non facciano notizia quanto gli episodi di bieca violenza e di degrado che invece i media ci propinano quotidianamente, rendendo in verità un pessimo servizio ad una società e ad una gioventù che forse avrebbe solo bisogno di un po’ più di regole, fiducia e buoni esempi. Del resto è in loro, nelle giovani generazioni, che è riposta la speranza in un futuro migliore per tutto il paese e non solo per chi verrà: sono i giovani che, e lo fanno già oggi in verità, pagheranno le pensioni dei propri padri, garantiranno il funzionamento dello stato e la tenuta sociale, dovranno farci uscire tutti dalla crisi. Certamente la situazione della gioventù italiana non è delle più rosee, la “meglio gioventù” forse è ancora minoritaria, ma come sempre accade ogni grande impresa parte da pochi eroi, se essi riusciranno ad essere esempio trainante per l’intera società e quindi germe di rivoluzione. Per questo, ancora una volta, il domani appartiene a noi, a chi ha la follia e il coraggio di immaginare nuove strade e di essere ribelle per scelta e con passione, fino in fondo, sempre. Suvvia si dia fiducia, se proprio non si riesce a dare il buon esempio, ai giovani perché non aspettano altro per sprigionare quella carica innovatrice, rivoluzionaria e anche un po’ irriverente che riuscirà a farci uscire dalle sabbie mobili. di Massimo Di Santo

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