L’audizione del Ministro della Gioventù on. Giorgia Meloni
presso la Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati per illustrare il piano contenente le linee guida ministeriali
Signor Presidente, onorevoli colleghi,
vi ringrazio per avermi invitata a illustrare, dinanzi alla Commissione Affari Sociali della Camera dei deputati, il Piano generale contenente le linee guida del Ministero della Gioventù. Una occasione che mi ha consentito anche di mettere ordine tra le mille idee che in queste settimane hanno affollato la mia mente.
Il lavoro svolto durante questi primi cinquanta giorni è stato particolarmente complesso, poiché accanto alla elaborazione delle idee di cui servirmi per l’attività del dicastero, ho dovuto dedicarmi anche alla riorganizzazione della struttura ministeriale. Come sapete, infatti, non esiste più il Pogas, ovvero il Ministero delle Politiche giovanili e attività sportive che è stato guidato dall’on Giovanna Melandri - che colgo l’occasione di ringraziare per il lavoro svolto. Al suo posto, c’è un Ministero dedicato unicamente all’universo giovanile, e voglio dire che considero questa scelta compiuta dal presidente Silvio Berlusconi non solo opportuna, ma una sfida affascinante da affrontare con umiltà, consapevolezza e determinazione.
Data l’ambiziosa portata degli obiettivi da perseguire per i quali non possono essere sufficienti gli strumenti operativi e finanziari messi a disposizione del mio ministero e la continua sovrapposizione tra l’attività che dovrò svolgere e quella di numerosi altri dicasteri dell’esecutivo, mi piace immaginare che attraverso l’interazione con il Ministero della Gioventù ciascun ministro del Governo possa vedere proiettato nel futuro il risultato del proprio operato. Troppo spesso, infatti, la politica ha dato l’impressione di volersi occupare unicamente di ciò che immediatamente ritorna in termini di consenso, perdendo la capacità di disegnare scenari e prospettive di lungo periodo e contribuendo così ad alimentare la scarsa considerazione che gli italiani hanno di chi li governa.
Rinominando il dicastero da “Politiche giovanili” a “Ministero della Gioventù”, ho voluto non solo uniformare la dicitura a quella più comunemente utilizzata in Europa, ma anche trasmettere l’intenzione di superare un’impostazione culturale che non mi appartiene. Non credo alle politiche di genere, qualsiasi esse siano. Non credo alle politiche femminili, alle politiche per gli anziani o per i giovani. Le azioni di governo devono essere rivolte al bene della Nazione nella sua totalità. La casa, l’autosufficienza energetica, le infrastrutture, non sono scelte che si fanno anche per le giovani generazioni? E le iniziative dirette specificamente ai giovani non sono politiche di interesse generale per la Nazione? Allora ecco la sfida da affrontare: creare una sintesi politica capace di dare ai giovani risposte che possano avere valore anche per tutto il resto della società, e viceversa. Questo significa anche far misurare direttamente le giovani generazioni, e passare dalla visione assistenziale ad una dimensione di reale protagonismo.
Il ministero della Gioventù si muoverà per rappresentare le istanze e i bisogni delle ragazze e dei ragazzi d’Italia non solo nel Governo e di fronte al Parlamento, ma presso l’intera società, dalle banche ai sindacati, dalle imprese agli organismi di governo territoriale. E questo sarà lo strumento principe per aggredire una tra le società più gerontocratiche del mondo.
Ho individuato quattro grandi obiettivi da perseguire attraverso l’attività del Ministero, e ve ne darò conto nel corso del mio intervento, scendendo nel merito per le iniziative già in cantiere. Mi scuso fin da ora se in una sola audizione non potrò essere esauriente, ma avremo sicuramente altre occasioni nel corso della legislatura per approfondire il nostro confronto.
DIRITTO AL FUTURO
Chiamerò “diritto al futuro” un insieme di misure volte a combattere la condizione di precarietà con la quale i giovani si confrontano giornalmente, provvedimenti da porre in essere principalmente di concerto con altri colleghi di governo.
L’obiettivo di garantire diritto al futuro alle ragazze e i ragazzi italiani non può prescindere dalla centralità di temi come il lavoro, la casa, la famiglia.
LAVORO
L' Italia sta vivendo anni di forti criticità, la maggior parte delle quali sono di natura strutturale e minacciano conseguenze di larga portata nel medio lungo periodo.
Osservato speciale, in quanto indiziato di gravi responsabilità, è il mercato del lavoro, soprattutto riguardo ai giovani, tanto che il tema della precarietà ha assunto una posizione centrale nel dibattito politico e sociologico. Negli ultimi anni, molto sono state evidenziate le conseguenze negative che possono derivare dal lavoro precario e non a torto, perché in condizione di precarietà lavorativa si è tentati di posticipare le decisioni importanti della vita, e di giustificare a se stessi comportamenti privi di utilità per il proprio futuro e di conseguenza per la propria nazione.
Il precariato è un male da combattere, su questo non esistono differenti vedute tra le forze politiche. La disputa nasce invece sulla determinazione di cosa si intenda per precariato, sull’individuazione delle cause dello stesso e sugli eventuali rimedi.
La prima domanda che dobbiamo porci è: chi sono i precari? Purtroppo, non esiste una risposta univoca a questa domanda. Nessuna forma contrattuale o condizione sociale può essere compresa o esclusa a priori. Esistono lavoratori atipici che non sono propriamente “precari”, in quanto possono contare su una consistente prospettiva di stabilizzazione. Sono invece precari a pieno titolo i disoccupati, molti inoccupati, i lavoratori al nero, ma anche molti liberi professionisti, piccoli imprenditori o commercianti, persino lavoratori dipendenti a tempo indeterminato, che però percepiscono un salario insufficiente o lavorano per piccole realtà economiche sottoposte ai capricci del mercato. Insomma, precarietà e lavoro atipico sono due insiemi non coincidenti. Concentrarsi sulle forme contrattuali vuol dire affrontare solo una parte del problema e forse nemmeno quella più rilevante.
Per questo motivo, considero un errore imputare al cosiddetto Pacchetto Treu del 1997 la paternità del precariato nel mondo del lavoro. E’ un dato tristemente noto, infatti, che l’Italia è dal dopoguerra lo Stato europeo con la più alta percentuale di lavoro sommerso e il più basso tasso di occupazione. Sono milioni di persone, in prevalenza giovani e donne, e sono precari a tutti gli effetti.
Da qui si arriva al punto più complesso, ovvero la scelta dei rimedi al precariato e alle sperequazioni sociali. I dati sull’occupazione in Italia tendono a dimostrare che a livello macro economico l’impianto della Legge Biagi ha contribuito ad aumentare il numero complessivo di occupati. Calcoli su base di dati ISTAT ci dicono infatti che con più di 23 milioni di occupati nel 2007 l’Italia ha raggiunto il suo massimo storico, con un conseguente riassorbimento del lavoro sommerso e una riduzione della disoccupazione.
Inoltre, sul totale del lavoro dipendente, circa l’87% è composto da rapporti a tempo indeterminato, percentuale rimasta tendenzialmente stabile nel tempo. Un mercato del lavoro, quindi, che nel complesso sembra funzionare, o quanto meno sembrerebbe migliorato rispetto al passato.
Dunque, dobbiamo chiederci perché a fronte di questi dati sia così forte la percezione di instabilità per moltissimi giovani. Le risposte sono molteplici: innanzi tutto occorre considerare che anche se in termini percentuali la quota di lavoratori precari è rimasta costante, in termini assoluti questa è aumentata all’aumentare dell’occupazione. Ciò significa che il lavoro atipico è un fenomeno in crescita, anche se ciò non rappresenta un sintomo di malessere per il sistema nel suo complesso. Non esistono, purtroppo, quantificazioni numeriche unanimemente accettate in materia, ma se volessimo affidarci ad un recente studio di Natale Forlani scopriremmo che i lavoratori a termine e quelli parasubordinati sono in tutto 2,7 milioni, dei quali 1,5 milioni, cioè più della metà, sono giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni. Un dato di elevata rilevanza economica e sociale.
Una realtà alla quale la nostra società sembra non volersi adeguare. Non è vero che la percezione negativa della flessibilità sia data dalla indisponibilità a misurarsi, a immaginare un percorso professionale che richiede versatilità. Piuttosto, a fronte di una sempre maggiore flessibilità, nasce nella società un atteggiamento negativo verso chi ha un contratto a tempo determinato. Penso alla questione del credito e al fatto che i primi a non volersi emancipare dal mito del posto di lavoro fisso sono, con il loro atteggiamento, proprio gli istituti di credito.
Alla luce di ciò, il ministero della Gioventù non può che operare nella direzione di adeguare la società ad un mercato del lavoro che cambia. Una sfida che non riguarderà solo le politiche del lavoro, ma costituirà la base delle numerose iniziative che porteremo avanti con un unico obiettivo: governare la flessibilità.
Mi impegnerò affinché questo governo sviluppi strumenti capaci di rendere la flessibilità una finestra di ingresso nel mondo del lavoro piuttosto che una condizione di incertezza permanente. Per questo, con l'intervento del Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, auspico il credito di imposta per chi stabilizza i lavoratori precari, l’introduzione del voucher formativo per i giovani durante i periodi di inattività e strumenti reali di flex security capaci di attutire il timore per la flessibilità lavorativa.
Occorre, però, un migliore coordinamento tra formazione e lavoro – penso al tema degli stage e degli apprendistati – e un rafforzamento degli strumenti di collegamento tra domanda e offerta di lavoro, con un maggiore coinvolgimento di strutture pubbliche e private, prime fra tutte le Università.
E' necessario anche garantire la severa applicazione della Legge Biagi nella parte volta a impedire gli abusi e le distorsioni nell’utilizzo di contratti atipici. Penso ai tanti ragazzi che vengono assunti con un contratto a progetto e si ritrovano di fatto a svolgere un lavoro subordinato, o a quelli che vengono assunti attraverso le agenzie interinali e che poi vedono il proprio contratto rinnovato di sei mesi in sei mesi per anni, pur svolgendo la stessa, specifica, mansione.
Infine, occorre anche garantire il diritto all’occupabilità. Riprendo qui una espressione del Ministro Sacconi. I giovani devono essere messi nelle condizioni di lavorare anche quando si tratta di conciliare il lavoro con lo studio, o con esperienze di breve durata nei periodi estivi, in forma saltuaria, senza che ciò debba passare per lavoro nero o irregolare. Su questo reputo molto utile l’utilizzo del ticket per il lavoro accessorio.
CASA
Tema strettamente connesso alla flessibilità del lavoro, è quello delle politiche abitative.
Si è detto che la reale sfida dei nostri tempi è riuscire a governare la flessibilità per impedire che questa si trasformi in precarietà, e certo non vi è nulla che rappresenti con maggiore efficacia il senso della stabilità come una casa. Preferibilmente di proprietà, altrimenti presa in affitto purché a un costo sostenibile.
Il Piano casa previsto nell’art. 11 del D.L. 112 del 2008, da molti ribattezzato “Manovra d’estate”, risponde proprio all’esigenza concreta e spesso drammatica, di molte famiglie e giovani ai quali oggi è di fatto negato il diritto alla casa. Si tratta di un piano imponente, rivolto alle categorie più esposte della nostra società: famiglie e giovani coppie a basso reddito, anziani, studenti fuorisede, soggetti sotto sfratto e immigrati regolari. Il Piano casa si pone l’obiettivo di recuperare il patrimonio abitativo esistente, costruire nuovi alloggi e garantire una quota di alloggi a canone di locazione convenzionato.
Anche in tema di emergenza abitativa questo Governo ha dimostrato di volere mettere al centro delle principali politiche della Nazione proprio i giovani, tanto da prevedere, per il piano casa, il concerto del ministero della Gioventù all’attività che svolgerà il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per le parti competenti.
Inoltre, mi piacerebbe affiancare al Piano casa, una misura che intervenga a favore di coloro che trovano difficoltà ad ottenere un mutuo bancario per l'acquisto della prima casa perché privi delle garanzie richieste dalle banche. Un obiettivo per il quale immagino sia utile l’istituzione di un apposito fondo di garanzia.
A queste norme occorrerà poi affiancare anche strumenti concreti per sostenere i giovani che affrontano l’onere dell'affitto, anche se non sono d'accordo con chi dice che è meglio sostenere gli affitti perché aiutano la mobilità nel mondo del lavoro. Non è irrilevante la differenza per cui gli affitti sono a fondo perduto, mentre una casa di proprietà è un investimento per la vita.
FAMIGLIA
Tra le questioni che rientrano nel diritto al futuro vi è certamente il tema del sostegno e dell’incentivo alle giovani famiglie.
Negli ultimi anni i messaggi che sono giunti dalla classe dirigente italiana hanno indicato nella famiglia un istituto obsoleto, una scelta conservatrice, vecchia. Eppure le giovani generazioni sembrano pensarla in maniera diversa. Continuano a credere nel valore della famiglia inteso come disponibilità a considerare la propria libertà in rapporto al senso di responsabilità verso l’altro che troppo spesso una certa visione ideologica tende a rifiutare.
Ecco, credo che lo Stato debba aiutare chi oggi vuole costruire una famiglia e credo fortemente che lo Stato non possa abbandonare quei ragazzi e quelle ragazze – autentici eroi quotidiani – che nonostante il lavoro precario e la casa in affitto, decidono comunque di mettere al mondo un bambino. Considero questa la forma più autentica di ribellione e anticonformismo tra i giovani italiani, e penso che l’Italia dovrebbe porre tra le proprie priorità assolute quella di costruire una legislazione capace di aiutare le giovani coppie a vivere la genitorialità come una scelta di libertà e non come un sacrificio, perché non possiamo nascondere che oggi mettere al mondo un bambino terrorizza molti e che mettere al mondo il secondo figlio viene addirittura considerato un lusso.
Sulla scia di altri paesi europei che si sono posti seriamente il problema, anche da noi le politiche a sostegno della maternità e della natalità sono ormai diventate una priorità istituzionale.
Se diamo uno sguardo ai livelli di fecondità, il confronto internazionale vede l’Italia – con 1,32 figli per donna – ancora sotto la media dei paesi dell’Unione europea. In Italia non si fanno più figli mentre gli anziani continuano ad aumentare per effetto dell’allungamento della vita.
Così, la fascia attiva della popolazione continuerà a diminuire, e aumenterà il costo di pensioni e spese sanitarie, portando al collasso il nostro sistema di protezione sociale. E’ evidente che andiamo incontro a un vero e proprio terremoto demografico, la cui unica risposta non può essere l’immigrazione. Insisto da tempo su questo tema perché credo che il nostro popolo, a partire dalla classe politica, non si renda conto di quella che è sicuramente una tra le massime criticità del nostro tempo.
A questo si aggiunge il fenomeno delle ragazze madri e delle donne sole con figli che si stanno sempre di più affermando come un gruppo sociale esposto ai processi di impoverimento e al limite della marginalità sociale. Anche per queste madri sole è necessario promuovere un sistema di welfare in grado di rispondere alle loro esigenze.
Perciò a partire dall’introduzione del quoziente famigliare fino agli asili nido condominiali già sperimentati in alcune amministrazioni comunali, passando per una maggiore flessibilità nei congedi parentali, considero una priorità assoluta del Governo l’introduzione di una legislazione organica in tema di incentivo alla natalità, e intendo operare di concerto con il Sottosegretario Giovanardi e il Ministro Carfagna – entrambi molto sensibili alla tematica – perché queste misure possano progressivamente essere varate. Si tratta senz’altro di un’azione complessa e impegnativa anche dal punto di vista del bilancio, che tuttavia avrebbe un ritorno altamente positivo in termini di giustizia sociale e sviluppo economico.
Inoltre, il ministero della Gioventù intende promuovere una maternità responsabile con il fine primario di contrastare la superficialità e l’inconsapevolezza che spesso sono alla base anche di fenomeni drammatici come l’interruzione volontaria di gravidanza tra le giovanissime. In questa ottica immagino la possibilità di promuovere campagne di educazione alla sessualità rivolte ai giovani tra i 12 ed i 18 anni, realizzate con il coinvolgimento delle consulte degli studenti, del mondo delle associazioni e degli enti competenti.
LA RIVOLUZIONE DEL MERITO
Secondo grande obiettivo del ministero della Gioventù è quello di promuovere una autentica rivoluzione del merito. Si parla molto di merito di questi tempi, ma io credo che ridare centralità alla meritocrazia non significhi altro che abbattere delle barriere. Dal '68 in poi l'egualitarismo ideologico ha imposto che, pur partendo da situazioni diverse, tutti dovessero raggiungere lo stesso obiettivo. Noi, invece, vogliamo fornire a tutti le stesse opportunità di partenza, indipendentemente da censo, età, sesso, e consentire a ciascuno di misurarsi. Vogliamo aprire per tutti un metaforico cancello di ingresso verso il futuro e le proprie aspirazioni, lasciare che il talento, l'applicazione, l'impegno, la serietà e, più in generale, i valori positivi, facciano la differenza.
Uguaglianza per dare a tutti la capacità di competere grazie al proprio estro e alla propria voglia di realizzare i sogni, senza privilegi di sorta o posizioni di rendita. E quindi concedere, per chi saprà impegnarsi, il gusto dolce della vittoria, e non il sapore insipido di un traguardo scontato e, spesso, insoddisfacente.
Sono molti i problemi e le sfide che i nostri giovani si trovano quotidianamente ad affrontare. Si tratta, in parte, di questioni antiche che hanno conosciuto anche le generazioni precedenti, così come, in una certa misura, di difficoltà connesse con l'evoluzione dell'economia e della società e, pertanto, presenti in gran parte dei Paesi occidentali. Ma esiste anche una componente specificatamente italiana e attuale del disagio giovanile.
La componente italiana è la mancanza di indipendenza economica e decisionale dei giovani rispetto alla propria famiglia determinata dal ruolo di ammortizzatore sociale che appunto la famiglia ha sempre svolto. Noi vogliamo intervenire a sostegno dei giovani perché, almeno in parte, possano progredire con i loro mezzi. A questo scopo, stiamo lavorando su alcuni provvedimenti.
PRESTITO D'ONORE
In primo luogo il tema del prestito d’onore. Il nostro sistema di supporto agli studenti universitari si articola in due tipologie di sostegno: gli interventi monetari costituiti prevalentemente da borse di studio e i servizi come alloggi, mense, etc.
La legge 390/1991 prevede anche lo strumento del prestito d’onore, purtroppo completamente dimenticato. Basti pensare che gli interventi per il diritto allo studio che sono stati erogati dagli Enti Regionali e dai Collegi universitari sono stati solamente 250!
Si tratta, quindi, di rivitalizzare i prestiti d’onore per gli studenti, intento già espresso dal Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini che condivido pienamente.
Lo strumento deve funzionare come leva per la responsabilizzazione del giovane, come incentivo a migliori performance nella durata e nel successo degli studi. Il prestito d’onore deve essere pensato come la dovuta evoluzione delle politiche di sostegno, come il completamento del percorso universitario, e come un acceso di qualità alla formazione professionale.
DIAMOGLI CREDITO (ACCORDO ABI)
Inoltre, è intenzione del ministero della Gioventù, rivisitare l'accordo stipulato tra l’allora ministro Melandri e l'Associazione Bancaria Italiana, conosciuto come "Diamogli credito". Iniziativa lodevole che però, visti i limitati importi erogabili, non rappresenta una efficace soluzione al problema di garantire agli studenti risorse economiche sufficienti per sostenersi nel periodo di apprendimento. E' intenzione del Ministero verificare la praticabilità di rinegoziare questo accordo con gli istituti di credito, affinché i prestiti erogati rappresentino un concreto supporto per gli studi.
PACCHETTO IMPRESA
Detto ciò, si deve rivolgere l'attenzione anche all'imprenditoria giovanile. In Europa, il raggiungimento di un tasso di occupazione più elevato è un obiettivo fondamentale della Strategia di Lisbona, che punta ad aumentare il tasso di partecipazione al lavoro degli stati Membri. Da questo punto di vista l’Italia sembra essere molto indietro soprattutto per quando riguarda la disoccupazione giovanile che da noi è tra le più alte d’Europa. Peggio solo Grecia, Romania e Polonia.
Tra le azioni per combattere la disoccupazione giovanile, il ministero della Gioventù, vuole promuovere tra i giovani anche la cultura d’impresa come possibile alternativa al lavoro dipendente. Numerose ricerche confermano che i giovani decisi ad avviare una impresa hanno degli svantaggi differenziali rispetto ai più anziani: fra questi sempre il credito rappresenta uno dei primi fattori penalizzanti. Il ruolo della educazione non è da meno. I giovani imprenditori giungono sul mercato senza neanche avere un bagaglio di esperienze che possa almeno in parte compensare la carenza di formazione tecnico-professionale alla creazione di impresa.
Per questo motivo occorre vigilare sulle tentazioni di ridurre l’impegno pubblico nella promozione di nuove aziende, soprattutto giovani. Iniziative come quella del cosiddetto “prestito d’onore per l’impresa”, che hanno avuto migliaia di domande ed hanno contribuito a creare numerose nuove imprese individuali, stanno avendo un grande effetto sulla dinamica imprenditoriale Italiana e soprattutto daranno un forte contributo all’emergere di una nuova cultura economica.
E’, dunque, obiettivo del Ministero promuovere, attraverso il Fondo delle Politiche Giovanili e di concerto con i Ministeri competenti, azioni di supporto allo start-up, sviluppo d’impresa e autoimpiego da attuarsi tramite il coinvolgimento di enti pubblici e privati. In particolare, pensiamo a progetti sperimentali di promozione della cultura d’impresa da realizzare in collaborazione con le Università Italiane, alla possibilità di promuovere di concerto con i ministeri competenti e le organizzazioni imprenditoriali centri che possano offrire consulenza gratuita ai giovani nella fase di start-up e di gestione, e a offrire la possibilità di mettere in contatto il capitale di rischio con i giovani imprenditori.
Tra le iniziative che intendiamo promuovere di concerto con i ministeri competenti, inoltre, c'è la necessità di operare una seria semplificazione della normativa, come quella inserita nella Finanziaria e destinata a favorire la nascita di imprese in un giorno e intendiamo adoperarci per introdurre un regime fiscale agevolato per le società di persone composte da giovani non occupati, come primo passo verso la sperimentazione di un periodo di no-tax per le nuove iniziative imprenditoriali dei giovani.
VALORIZZAZIONE E PROMOZIONE DEI GIOVANI TALENTI
Ma occorre anche investire sulla promozione dei giovani talenti. Non dobbiamo aver paura di scommettere sulla creatività, la forza, l’energia visionaria della gioventù italiana. Dobbiamo offrirle responsabilità e considerazione e pretendere in cambio un contributo decisivo per il progresso del nostro popolo nella storia e nel mondo.
IL TALENTO NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
Sulla scorta delle indicazioni emerse da un libro di successo, intitolato proprio “meritocrazia”, abbiamo concordato con il Ministro Brunetta, l'intenzione di redigere un piano per selezionare i migliori talenti, attirarli nella Pubblica amministrazione e trattenerli offrendo loro delle possibilità di educazione e formazione eccellenti e di avanzamento veloce di carriera.
In sintesi. Il piano che chiameremo “dei mille talenti” potrebbe essere strutturato in diversi programmi, coordinati fra di loro, attraverso la selezione progressiva dei migliori 10, 100 e 1000 giovani laureati italiani, sulla base di un apposito test nazionale. L’obiettivo è quello di realizzare tre gruppi che ricevano adeguate borse di studio e la migliore formazione possibile, per poter essere da subito inseriti nelle amministrazioni centrali e periferiche, nazionali ed internazionali.
Al presidente del consiglio dovrebbe essere data infine la possibilità di creare tra i dirigenti selezionati attraverso i tre programmi, una propria task force di giovani talenti di cui servirsi per la soluzione delle emergenze.
GLI ORDINI PROFESSIONALI
Riguardo agli ordini professionali, invece, credo che non si possa prescindere da un obiettivo preminente. Quello di armonizzare la normativa europea in materia di accesso alla libera professione, evitando che tra nazioni appartenenti alla Ue vi siano macroscopiche differenze, tali da penalizzare i nostri giovani in un ambito lavorativo che non ha più l’estensione di un tempo, ma quella di un intero continente.
I GIOVANI ARTISTI
In tema di promozione dei giovani talenti, uno degli ambiti più affascinanti è certamente quello artistico. Personalmente, ritengo che nella produzione artistica di una nazione non vi sia soltanto lo sprigionarsi individuale di pensieri ed emozioni, ma anche la rappresentazione autentica di un popolo.
Chi conosce questa generazione sa che, se gliene verrà data l’opportunità, può fare grandi cose in ambito artistico e rendere fiera l’Italia negli anni che verranno. Certo le forme d’arte si evolvono ed ogni epoca ne apprezza alcune più di altre. Penso al cinema per esempio o alla musica leggera, ma credo anche che la sensibilità dello spirito giovanile possa esprimersi con ogni mezzo artistico, anche il più antico.
Per questo, di concerto con il ministro della Cultura, On. Sandro Bondi, abbiamo già ragionato sulla possibilità di dare vita ad un concorso nazionale per giovani artisti che riguardi le arti figurative, ma senza escludere le nuove forme di espressione.
Compito del ministero che ho l’onore di guidare è quello di dare impulso al talento dei giovani italiani attraverso iniziative di prestigio e di rilevanza internazionale. Ci adopereremo per realizzarle, per promuovere attivamente la formazione, l’esercizio e l’esposizione del loro genio. Lo faremo con appuntamenti annuali, settoriali ed omnicomprensivi, partecipati dal basso attraverso una selezione trasparente e diffusa.
Ad affiancare tutto ciò, abbiamo però anche intenzione di portare avanti una attività volta a favorire i maggiori fruitori di una delle arti più amate. Mi riferisco alla musica, e alla annosa questione del costo della musica. Attualmente, l’imposta sul valore aggiunto dei cd musicali è fissata al 20%, mentre l’IVA su tutti gli altri prodotti di carattere culturale è al 4%. So di non poter prescindere dalla legislazione comunitaria in materia di imposta sul valore aggiunto, ma ritengo che si possa portare all’attenzione di Bruxelles la proposta italiana di uniformare l’Iva sui prodotti musicali a quella degli altri prodotti culturali.
INCORAGGIARE “LA MEGLIO GIOVENTÙ”
Il terzo grande obiettivo del Ministero lo abbiamo voluto titolare “Incoraggiare la meglio gioventù”.
Come ministro della Gioventù, intendo rivolgere ogni mia azione verso una generazione di italiani abbandonata a se stessa, blandita dalla politica una settimana ogni due anni circa, quando si svolge un’elezione, raccontata dai mass media come composta da giovani criminali, “fatta” di droghe in generale, percorsa dai fremiti violenti dei teppisti negli stadi o dei bulli nelle scuole, sedotta dall’esempio dei protagonisti più insignificanti della tv, del tutto priva di una missione civile, spirituale o politica che sia.
E’ il ritratto distorto dei giovani italiani di oggi, una massa di parassiti nullafacenti che restano aggrappati alle comodità della famiglia perché rifuggono le responsabilità.
Ma ho visto troppi giudizi affrettati sull’inarrestabile decadenza della gioventù italiana, emergere dal pozzo dell’emotività che solitamente condiziona il buon senso.
“I giovani hanno più bisogno di esempi che di critiche”, amava sostenere il filosofo francese Joseph Joubert un paio di secoli or sono. Ne sono convinta anch’io. Oggi la nostra gioventù subisce un bombardamento incessante di messaggi sbagliati, programmi sbagliati, esempi sbagliati. Ed è proprio nel modo di resistere a tutto questo che si rivelano le qualità straordinarie di questa generazione.
Basterebbe solo un po' di buona volontà per scoprire una realtà giovanile molto diversa nell’Italia di oggi. Basterebbe entrare nelle nostre scuole fatiscenti e svelare al pubblico, oltre che alla politica, le tante piccole storie di solidarietà generazionale che non hanno alcun rilievo mass mediatico. Ragazzi e ragazze che si sostengono a vicenda, alleviando le rispettive sofferenze provocate dai disagi psicofisici, dagli handicap, dai drammi familiari.
C'’è un mondo straordinario, quello del volontariato, dell’impegno sociale e politico, lì dove si trasformano ideali in mattoni che sembra quasi non avere diritto di cittadinanza nell’informazione nazionale. Persino nello sport si sottovaluta spesso una generazione che, priva di strutture e mezzi adeguati, si sfianca ogni giorno in piscina, su una pista di atletica o su un campo di rugby per far cantare, anche soltanto per pochi secondi, l’inno nazionale a tutto il popolo italiano. E poi i nostri giovani militari impegnati nelle missioni di pace, i volontari del servizio civile, le migliaia di giovani che vivono attivamente momenti comunitari legati alla spiritualità.
Chi sono tutti questi ragazzi? Sono la nostra “meglio gioventù”. Ribelli, nel senso che sfidano la paura, l’ignavia, la desertificazione dei valori assoluti, e non chiedono altro che strumenti per poter trasformare la loro rabbia in energia positiva.
RACCONTARE LA MEGLIO GIOVENTÙ
Uno dei compiti principali del Ministero sarà proprio quello di far conoscere le loro storie. Perché è giusto nei confronti di chi si sacrifica, di chi raggiunge dei risultati, di chi riesce a esprimere la propria umanità con generosità e coraggio. E perché è funzionale all’instaurazione di un circolo virtuoso dell’emulazione positiva.
Oggi gli strumenti della modernità sono troppo spesso al servizio della devianza giovanile. La cassa di risonanza offerta dai nuovi mezzi di comunicazione favorisce l’emulazione dei comportamenti peggiori di questa generazione. Dobbiamo capovolgere a vantaggio della comunità l’utilizzo di quegli strumenti. Dobbiamo raccontare con immagini, suoni e parole l’eroismo quotidiano della gioventù che “vive positivo”.
Utilizzeremo innanzitutto internet per questo scopo. Più avanti racconterò delle novità che intendiamo introdurre nel sito del ministero, per il momento, mi limito a rendere noto che in una delle nuove sezioni previste verranno inserite e raccontate le storie più belle della gioventù italiana, ma stiamo immaginando anche strumenti di maggiore diffusione per ottenere lo stesso scopo.
EDUCAZIONE ALLA CITTADINANZA
Altro obiettivo del Ministero sarà quello di promuovere esperienze educative che coinvolgano i giovani fin dall’età della scuola dell’obbligo, tese a sviluppare una concezione di cittadinanza attiva fondata sul rispetto di sé e degli altri, sul concetto di bene comune, sulla solidarietà intesa come condivisione di idee, valori, diritti e doveri.
Per questo, i giovani sarebbero chiamati anche a conoscere la storia dei tanti eroi che hanno contribuito alla loro libertà, all'ottenimento dei loro diritti civili, a consegnare loro la società nella quale vivono.
Eroi che hanno donato tutto senza chiedere niente in cambio, orgogliosi di essere figli d'Italia, e consci del loro impegno verso la comunità nazionale. Cito, ad esempio, due uomini che hanno lasciato un profondo segno nel nostro recente passato, i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Portarli all'attenzione dei più giovani, sarebbe forse il modo migliore per combattere la mafia.
Inoltre, per ricomporre quella distanza culturale, emotiva e pratica tra adulti, anziani e giovani della quale tanto si parla ritengo utile che nelle scuole italiane i nostri ragazzi possano spendere qualche ora del loro anno scolastico ascoltando i loro nonni parlare di pace e di guerra, di tradizioni popolari, di vecchie storie e di valorosi esempi.
DISAGIO GIOVANILE
Il percorso fino ad ora descritto racconta l’approccio con il quale il Ministero intende rispondere al disagio e alla devianza giovanile, cioè investendo su quelle “calamite” sociali utili a distogliere i giovani dal mondo della criminalità, della droga, dell’abuso di alcool, e dall’autodistruzione psico-fisica. Come già detto, la strada maestra è certamente quella di valorizzare modelli positivi, ma l’ampiezza delle problematiche necessita di un'azione di natura culturale e di interventi specifici per i quali si rende necessaria un ‘interazione con gli altri ministeri competenti.
Come prima cosa, intendiamo effettuare una ricognizione sul territorio nazionale di tutti gli “sportelli” presenti presso enti pubblici e privati, dedicati ai problemi dei più giovani. Secondariamente, sulla scorta delle informazioni acquisite, ipotizziamo l’integrazione dell’esistente o la promozione di nuovi uffici condotti da esperti, in grado di offrire un sostegno utile a ragazzi e famiglie.
C’è poi la complessa questione legata all’uso delle sostanze stupefacenti. La lotta contro le droghe ha impegnato buona parte della mia attività politica giovanile e pur non essendo una competenza specifica del “mio” Ministero, sento comunque di dover affrontare seppure brevemente il tema.
Innanzitutto, considero qualunque tipo di droga causa e sintomo di un disagio profondo. La fuga dalla realtà o la sua distorsione, anche temporanea, è una sconfitta generazionale a cui non so proprio rassegnarmi. Per questo intendo porre il Ministero a disposizione di un percorso che non vuole essere di repressione, ma di libertà. Libertà di amare la vita tutta con i rovesci e le gioie che inevitabilmente porta con sé, senza alcuna schiavitù nei confronti di qualcuno o qualcosa.
D’intesa con il Sottosegretario Giovanardi lavoreremo a progetti comuni di prevenzione e solidarietà. Ma non mi convincerò mai che dalle istituzioni preposte alla difesa della salute e della dignità dei propri cittadini possano venire messaggi di tolleranza nei confronti delle droghe, qualunque esse siano. Dunque, credo sia fondamentale coinvolgere in questo percorso anche altri attori sociali, come i mezzi di comunicazione e tutti coloro che hanno la possibilità di influenzare il comportamento dei giovani, per riflettere insieme sulle responsabilità di chi, per anni, ha dato un’immagine spensierata e allegra dell’uso di droghe. Mi piacerebbe far riflettere i ragazzi e le ragazze su chi sia davvero trasgressivo, oggi, tra chi fuma uno spinello e chi decide di non farlo.
Un discorso a parte andrebbe fatto poi per i cosiddetti disturbi dell’alimentazione. Mi riferisco in particolare ad anoressia e bulimia, due patologie che purtroppo affliggono tanti giovanissimi. Anche su questa tematica desidero lavorare di concerto con il Sottosegretario alla Salute, con lo scopo di verificare i provvedimenti più idonei da intraprendere.
DARE VITA AD UN VERO PROTAGONISMO GENERAZIONALE
L'ultima parte del mio intervento sarà dedicata all'obiettivo di dare vita a un reale protagonismo generazionale.
CORRISPONDENZA TRA ELETTORATO ATTIVO E PASSIVO
Si parte dalla necessità di combattere la gerontocrazia presente a tutti i livelli della nostra società, a cominciare proprio dalla politica.
In quest’ottica, c’è una vecchia battaglia che ho condiviso con il precedente ministro per le Politiche giovanili e che intendo portare a compimento. Mi riferisco alla mancata corrispondenza anagrafica tra elettorato attivo e passivo nelle elezioni di Camera e Senato. Se un giovane viene ritenuto dalla legge capace di scegliere tra le diverse opzioni politiche, allora lo si deve considerare anche in grado di essere scelto per rappresentare quelle stesse opzioni politiche in Parlamento. Si tratta di una modifica costituzionale trasversalmente condivisa che mi piacerebbe vedere realizzata in questa XVI legislatura.
LE COMUNITÀ GIOVANILI
Rientrano nel tema del protagonismo generazionale anche gli spazi d’aggregazione, luoghi in cui i giovani possono esprimere liberamente la propria personalità, maturare delle attitudini artistiche, socializzare, formare e confrontare le proprie opinioni. Nulla del genere, in termini di offerta pubblica, esiste oggi in Italia.
Innanzitutto, mi rendo disponibile a collaborare con il ministro dell’Istruzione, On. Maria Stella Gelmini, per dare piena attuazione al Dpr. 567/96 che stabilisce l’apertura pomeridiana delle scuole per attività autogestite dagli studenti. Ma credo che in aggiunta a questo sia arrivato il tempo di procedere ad una piccola grande rivoluzione nell’ambito dell’aggregazione giovanile.
Con la legge regionale n°6 del 1999, il Consiglio Regionale del Lazio, su proposta dell'On. Fabio Rampelli, approvò all’unanimità l’istituzione delle Comunità Giovanili. La giunta laziale ha inteso sostenere, così, la creazione di luoghi in cui i ragazzi fossero liberi di fare musica, teatro, cinema, organizzare convegni, realizzare mostre fotografiche, leggere libri e giornali, navigare su internet, svolgere corsi di ogni genere, fare sport, e naturalmente divertirsi.
Le Cg possono essere promosse da privati e da enti locali, ma devono mantenere alcuni requisiti essenziali: la perfetta democraticità nell’accesso alle cariche della Comunità Giovanile, l’elettività delle cariche tra i soci in regola con l’iscrizione, la trasparenza del bilancio, l’assenza di qualunque discriminazione sociale, politica, etnica o religiosa al suo interno, la finalità di favorire attività artistiche, sociali, ludiche, sportive, culturali per la corretta formazione delle coscienze tra le nuove generazioni. Altri requisiti dovrebbero essere scontati ma per evitare malintesi li accennerò comunque: le Cg sono luoghi nei quali non si pratica violenza, non si predica l’odio politico, non si fa uso di droghe.
E’ mia intenzione dare ulteriore impulso alla gemmazione di tali enti su tutto il territorio nazionale, provvedendo a colmare il vuoto normativo sulla figura giuridica delle Cg, così come già previsto da alcune proposte di legge attualmente al vaglio del parlamento.
Attraverso l’uso di un apposito Fondo statale destinato a finanziare parte delle attività annualmente svolte dalle Cg, intendo sostenere, in virtù delle risorse disponibili, la loro creazione e le migliori iniziative prodotte. Per questo, immagino la realizzazione di un Osservatorio nazionale in grado di valutare con serietà e precisione il complesso delle attività
IL SITO INTERNET DEL MINISTERO
L’unico luogo in cui oggi la gioventù si trova a recitare un ruolo di assoluto protagonismo è proprio quello che non c’è, nel senso che non si tratta di un luogo fisico ma virtuale. Eppure la rete internet è sempre più il territorio delle principali relazioni politiche, economiche e sociali.
Per questo il sito del ministero della Gioventù non può essere una semplice vetrina, ma il portale di accesso a una lunga serie di informazioni e servizi destinati ai giovani. Collegandosi al sito istituzionale, deve essere possibile partecipare a un sistema di effettiva interazione tra l'istituzione e gli utenti. Intendo dedicare ogni mese l’home page del sito ad un tema sociale di particolare rilevanza e intorno all’argomento sviluppare iniziative di varia natura.
Anche attraverso il nuovo sito internet mi adopererò per realizzare una sorta di rivoluzione orizzontale in cui il rapporto tra giovani e istituzione possa essere ridefinito e migliorato sensibilmente.
Approfitto di questo argomento per accennare a un’altra delle missioni del Ministero già individuate dal ministro Melandri: il divario digitale, ovvero la mancanza di accesso alle nuove tecnologie informatiche e di comunicazione. E’ un problema anche sociale che presenta diverse sfaccettature, sul quale il Ministero intende adoperarsi di concerto con gli altri dicasteri competenti al fine di offrire soluzioni efficaci e praticabili.
DARE ORDINE ALLE VARIE FORME DI RAPPRESENTANZA E RAPPORTI CON GLI ENTI LOCALI
Dare impulso e organizzazione al protagonismo generazionale significa anche coinvolgere nell’attività del Ministero le associazioni giovanili più rappresentative. Mi riferisco a tutti i movimenti che operano nel mondo del volontariato nazionale e internazionale, a quelli che raccolgono istanze ispirate dalla religione o dalla partecipazione civile. Non penso di accordare loro un privilegio coinvolgendoli nella programmazione e nella realizzazione delle iniziative del Ministero, credo piuttosto di avvalermi di un contributo prezioso, in assenza del quale ogni mio sforzo istituzionale resterebbe privo di reale efficacia.
Mi impegno in un confronto periodico non soltanto con tutti voi, come è ovvio e scontato che sia, non solo con le associazioni giovanili a cui ho appena accennato, peraltro largamente ricomprese all’interno del Forum dei giovani, ma anche con le rappresentanze giovanili dei partiti presenti o assenti dal parlamento purché sufficientemente significative.
Per storia personale, e per sincera convinzione, credo che l’elaborazione culturale concepita all’interno delle formazioni politiche italiane, e in particolare nei movimenti giovanili, possa contribuire al buon funzionamento dell’azione di governo.
Un capitolo a parte è quello relativo alla costituzione, alla nascita e al riconoscimento del Consiglio Nazionale della Gioventù come interlocutore ufficiale del Governo, del Parlamento e delle altre organizzazioni sociali ed economiche, per dare voce ai giovani su tutti i temi che li riguardano da vicino. Una iniziativa sulla quale lavorare partendo dal Forum Nazionale dei Giovani con il quale ho già avviato un confronto proficuo.
Ritengo di dover offrire spazi politici adeguati anche a tutti gli organismi di rappresentanza istituzionale distribuiti in maniera spesso affollata e disomogenea negli enti locali di tutta Italia. Mi riferisco alle consulte giovanili e ai consigli comunali dei giovani, fino alle varie rappresentanze dell’Anci.
Dopo aver avuto un primo approccio con i progetti e le convenzioni che legano il Ministero con gli enti locali (comuni, province e regioni) ritengo che la necessità più evidente sia quella di fare il punto sulle varie sperimentazioni, perché proprio di sperimentazioni bisogna parlare dal momento che molti di questi progetti sono arrivati a mala pena alla fase dei bandi.
Ho già potuto osservare differenze sensibili nella maniera in cui gli enti locali hanno capitalizzato le possibilità offerte dai Piani Locali Giovani. Infatti, mentre alcuni hanno creato qualcosa di duraturo, altri hanno preferito la strada dei finanziamenti “spot”. Il Ministero per il futuro intende favorire le iniziative finalizzate a interventi di tipo strutturale e, a tal fine, porre vincoli stringenti ai progetti e ai bandi che verranno posti in essere.
Per quanto riguarda la rete degli “informagiovani” realizzata dall’ANCI considero fondamentale l’attivazione di una piattaforma comune ai 1219 sportelli sparsi in tutta Italia, e ritengo utile costruire un’integrata azione di sistema destinata ad aiutare le strutture presenti sul territorio nazionale definendone linee guida, standard di qualità e modalità operative innovative.
SCAMBI INTERNAZIONALI E RAPPORTO CON GLI ORGANISMI EUROPEI
Inoltre, la promozione del dialogo interculturale tra le nuove generazioni rimane uno degli obiettivi principali del governo italiano.
Le nuove generazioni sono, e saranno, quelle su cui graverà la costruzione di un futuro di pace e di rispetto tra i popoli. La conoscenza delle varie culture è dunque una occasione unica per i giovani italiani troppo spesso isolati, rispetto ai colleghi europei, dal contesto internazionale. Il facile accesso a una mobilità “low cost” rappresenta una delle caratteristiche più avvincenti di questa epoca e i nostri giovani non possono restarne esclusi.
L’azione comune con gli organismi europei preposti deve essere volta allo sviluppo concreto di esperienze formative sempre più valide e settoriali, per raggiungere l’obiettivo di abbassare sempre più l’età in cui i nostri ragazzi iniziano il loro percorso di formazione non accademico.
Per quanto riguarda l’Agenzia Nazionale Giovani, istituita dopo l’attivazione del programma comunitario "Gioventù in azione", intendiamo prima di tutto adoperarci per un monitoraggio sui risultati conseguiti in questi primi mesi di attività. Come sapete, l’Agenzia è stata istituita dall’Italia con un forte ritardo rispetto ai tempi che ci erano stati indicati dall’UE. Il rischio è di perdere, come avvenuto in passato, opportunità importanti e fondi cospicui messi a disposizione dall’Europa. Il Ministero vigilerà affinché questo non avvenga e si adopererà perché l’ANG risulti un interlocutore credibile tra i giovani italiani e l’Unione Europea.
Le strutture organizzate e capillari collegate al programma Gioventù in Azione – penso alla rete Eurodesk che vanta 111 punti locali decentrati in Italia, e che offre informazione e orientamento circa i programmi comunitari rivolti ai giovani – saranno invece inserite in un network nazionale che riguarderà tutte le strutture capaci di interfacciarsi con i giovani, promuovendo a vario livello la cittadinanza attiva.
Una delle iniziative su cui si è maggiormente spesa l’On. Melandri, infine, è stata l’istituzione della consulta interreligiosa, un’esperienza di dialogo e comprensione che, seppure sottoposta a verifica, deve certamente proseguire.
CONCLUSIONI
Oggi la sfida politica che attende tutti noi, nessuno escluso, e che prescinde dalla democratica alternanza di maggioranze e opposizioni nel corso degli anni, è quella di contribuire alla ricostruzione di un tessuto lacerato.
“Mucillagine” è stata definita la comunità nazionale da alcuni sociologi, ma sarebbe più giusto parlare di stato gassoso se riferissimo l’analisi ai suoi componenti più giovani. Occorre offrire a questa generazione la suggestione culturale di far parte di un destino comune, insieme con gli strumenti utili per realizzare delle esistenze piene di dignità. Le ragazze e i ragazzi italiani non vogliono gli “aiutini” pubblici, non si lasciano “comprare” con la droga libera, i concerti gratuiti, gli idoli di plastica. Vogliono essere messi in condizione di dare il proprio contributo al progresso dell’uomo e dell’Italia.
A questa gioventù deve rivolgere la propria azione il ministero che ne porta il nome. Siamo in navigazione, possiamo avere idee diverse sulla rotta da seguire, ma siamo tutti sulla stessa barca. E allora consentitemi di chiudere questo intervento citando il pensiero di uno scrittore tedesco dell’800 (Ludwig Borne): “I governi sono le vele, il popolo è il vento, lo Stato è l’imbarcazione, il tempo è il mare”.
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