Sono passati sessanta lunghi anni. Riteniamo doveroso far conoscere questa tragedia italiana a chi, ancor oggi, non ne ha mai sentito parlare o preso coscienza. Su alcuni libri di scuola, dove la maggior parte apprende quel poco che sa del passato della nostra Patria, non esiste il capitolo "foibe". Perché tanto oscurantismo sui libri di testo e nella cultura dominante. Chi e che cosa si sta proteggendo attraverso l?oblio di cotanta infamia?
Ma la verità più importante nessuno potrà mai negarla: i morti delle foibe erano ?Italiani? e per questo sono stati barbaramente assassinati e trucidati.
Molte delle storie sulle foibe, trascurate dai libri e mass media, sono pervenute a noi attraverso i racconti degli anziani che, quando erano ancora inermi bambini, furono costretti a fuggire da quelle zone abbandonando le italianissime Ragusa (attuale Dubrovnik), Zara (Zadar), Pola, Fiume. Furono circa 350.000 italiani, gli abitanti istriani, fiumani e dalmati costretti a lasciare la propria terra nel periodo immediatamente successivo alla fine del secondo conflitto mondiale.
Le voci che non ci sono pervenute, ovviamente, sono quelle di uomini, donne, bambini e anziani che non sono riusciti a scappare alla tragedia dell??infoibamento?.
Ma cosa erano (sono) queste ?foibe?. Il termine è una corruzione dialettale del latino "fovea", che significa ?fossa?. Le foibe, infatti, sono voragini rocciose, a forma di imbuto rovesciato, create dall?erosione di corsi d?acqua nell?altopiano del Carso e possono raggiungere i 200 metri di profondità. Questa spiegazione fisica forse è la sola che si trova nei libri di scuola. Ecco a livello storico cosa successe.
Il fenomeno dell??infoibamento? iniziò nell?autunno del ?43, subito dopo l?armistizio tra l?Italia e gli Alleati. I territori dell?Istria rimasero sostanzialmente abbandonati dai soldati italiani: l?esercito italico era, infatti, in rotta poiché mancava di una guida politica. I tedeschi non si curarono di difendere gli italiani che avevano ?tradito? con la firma dell?armistizio. In queste condizioni, ebbero facile gioco i partigiani slavi, che, uniti a gente comune anti-italiana, fucilarono e gettarono nelle foibe centinaia di nostri concittadini additati quali ?nemici del popolo?. Questa prima tragica ondata causò circa un migliaio di inermi vittime.
Questa iniziale forma di crudeltà fu solo il preambolo della tragedia che avvenne dopo l?aprile del 1945. Infatti, la massima intensità del barbarico fenomeno si ebbe nei quaranta giorni di occupazione jugoslava di Trieste, Gorizia e dell?Istria. Con l?entrata del Maresciallo Tito e della sua IV armata a Trieste, iniziò tempestivamente la ?caccia all?italiano?, accompagnata da esecuzioni sommarie, deportazioni (8.000 furono i deportati del capoluogo giuliano) e ?infoibamenti?. Questa mattanza si protrasse per alcune settimane. Infatti, grazie all?ingresso a Trieste degli anglo-americani, la tragedia rallentò anche se la persecuzione durò almeno fino al 1947.
Il 9 giugno Tito e il generale Alexander tracciarono la cosiddetta linea Morgan, che divise in due le zone di occupazione, determinando una frattura che si ripercoterà nelle generazioni successive. La divisione avrà il suo culmine col il Trattato di Osimo, quando l'allora ministro degli esteri, on. Mariano Rumor, firmò un infausto trattato in cui si cedeva definitivamente agli slavi l'ultimo lembo dell'Istria italiana.
La cattura e le liste dei ?nemici del popolo? furono gestite dall?OZNA (polizia di difesa e sicurezza), da forze jugoslave militari e paramilitari, ma anche da qualche piccolo reparto della divisione ?Garibaldi-Trieste?. Nella lista finirono, naturalmente, ex-squadristi fascisti, insieme a politici italiani o sloveni e a tutti coloro che si rifiutavano di obbedire ai diktat del regime di Tito.
Tutti i civili italiani furono di fatto considerati un pericolo, in quanto il nuovo regime pretendeva di evitare qualsiasi forma di opposizione all?annessione dei territori ex-italiani alla nascente repubblica jugoslava. I sopravvissuti ai massacri di maggio furono deportati in campi di concentramento, distinti da quelli dove erano stati portati i soldati, ma ugualmente terribili. La stragrande maggioranza ebbe condanne capitali prive di processi senza prove formali. Così fu gestita la pulizia etnica sugli italiani che, per secoli, avevano vissuto in quei territori.
Dopo sessanta anni, finalmente, si apre la strada alla ?memoria?, grazie all?istituzione del ?Giorno del Ricordo?. Il 10 febbraio si ricorderanno l?esodo degli italiani dai territori giuliani, ma soprattutto tutte le vittime delle foibe, quelle ?tombe senza nomi e senza fiori dove regna il silenzio dei vivi e il silenzio dei morti?.









